Senza cibo e acqua pulita, sopravvivere nella Striscia di Gaza resta un’impresa, malgrado la fragile tregua tra Israele e Hamas sia formalmente in vigore. A lanciare l’allarme è Emergency, secondo cui gli alimenti disponibili a Gaza sono inadeguati a garantire alla popolazione l’apporto nutrizionale di cui ha bisogno.
L’organizzazione non governativa fa notare che, a un anno dall’annuncio del cessate il fuoco nella Striscia, la situazione resta grave. La valutazione si basa sull’esperienza diretta di Emergency, che continua a operare sul territorio con due cliniche: una ad al-Qarara e l’altra ad al-Mawasi. Inoltre, la ONG cita i dati dell’Integrated Food Security Phase Classification (IPC), secondo cui tra luglio e dicembre 2026 circa 1,4 milioni di persone saranno esposte a livelli di insicurezza alimentare acuta pari o superiori alla fase di crisi.
Alla scarsità di cibo si aggiunge la difficoltà di accesso all’acqua pulita. “Una cosa che come ostetrica mi tocca particolarmente è, ad esempio, la preparazione del latte in polvere. Purtroppo, in alcuni casi è necessario che il bambino lo prenda e questo è molto difficile da preparare con dell’acqua sporca ed espone i bambini ad altissimi rischi”, spiega all’ANSA l’ostetrica Giulia Folci.
Gaza, allarme di Emergency: 1,4 milioni di persone a rischio insicurezza alimentare
Che la tregua non abbia posto fine alle violenze lo indicano anche i dati più recenti: nella Striscia, dall’annuncio del cessate il fuoco a oggi, si conterebbero oltre 1.400 vittime e più di 4.700 feriti. Nello stesso lasso di tempo, gli aiuti umanitari continuano a incontrare forti difficoltà per entrare nella Striscia, anche a causa delle limitazioni al passaggio dei materiali e dei beni attraverso il valico di Kerem Shalom, sul confine tra Israele e Gaza.
Tutte ragioni per le quali i prezzi di cibo e beni essenziali sono schizzati verso l’alto, raggiungendo livelli medi superiori del 207% rispetto a quelli precedenti alla guerra. A incidere è anche la difficoltà di far arrivare gli aiuti: secondo i dati delle Nazioni Unite, il tasso di scarico dei carichi umanitari al valico di Kerem Shalom è sceso dal 77% al 70%.
“Le persone non sanno più dove rifugiarsi. Ci sono state le prime piogge della stagione che hanno colto la maggior parte della popolazione in tende ormai fatiscenti. Periodicamente si verificano incendi perché le persone bruciano l’immondizia per cucinare. Ci avviciniamo all’autunno e all’inverno, piogge e basse temperature porteranno a una situazione di ulteriore sovraffollamento e di precarietà. È ormai urgente che entrino i materiali necessari a riparare le tende o costruire ripari più sicuri”, conclude Jacopo Intini, coordinatore del programma di Emergency a Gaza.