Benjamin Netanyahu fu avvertito dall’intelligence egiziana dei preparativi di Hamas per un attacco contro Israele, poi effettivamente sferrato il 7 ottobre 2023. Quella che è stata a lungo un’indiscrezione di stampa pubblicata da The Atlantic e The Wall Street Journal, per giunta inizialmente smentita dal governo israeliano, è tornata al centro del dibattito dopo le nuove rivelazioni e la causa intentata dall’ex capo dello Shin Bet.
A portare la vicenda in tribunale è stato Ronen Bar, ex capo dello Shin Bet, la potente agenzia di sicurezza israeliana, che ha citato per diffamazione il primo ministro Netanyahu. La causa, per la quale Bar chiede un risarcimento di 3 milioni di shekel, pari a circa 870 mila euro, è stata presentata in seguito a un post su X pubblicato da Netanyahu il 28 settembre scorso, in cui si accusava Bar di aver nascosto informazioni di intelligence ricevute prima dell’attacco di Hamas che, se condivise, avrebbero salvato molte vite.
Il post, come ricordano i media israeliani, parlava di “fallimenti e reati penali” di cui si sarebbe macchiato l’ex capo dello Shin Bet. Un giudizio che evidentemente non è andato giù a Bar, che ha deciso di portare in tribunale l’attuale leader israeliano.
Sempre stando a quanto riportano i principali media dello Stato ebraico, nella denuncia Bar ha messo nero su bianco che Netanyahu avrebbe ricevuto ripetuti avvertimenti sulla possibilità di un’escalation su più fronti, con particolare attenzione alla Striscia di Gaza e alle festività ebraiche di Rosh Hashanah e Yom Kippur. Ma non è tutto. Secondo la denuncia, l’ex capo dello Shin Bet avrebbe anche presentato proposte per colpire alti funzionari di Hamas, ma il primo ministro avrebbe respinto sia gli avvertimenti sia i piani proposti. Insomma, una versione che, se confermata, sarebbe ben diversa da quella sostenuta da Netanyahu.
“Lo avvisai dei piani di Hamas”, l’ex capo dello Shin Bet porta in tribunale Netanyahu per diffamazione
Nella stessa giornata, sono tornate al centro dell’attenzione le rivelazioni pubblicate dalla stampa americana, che Netanyahu in precedenza aveva contestato. Intervenendo su Channel 14, il primo ministro israeliano ha confermato le notizie secondo cui il capo dell’intelligence egiziana, Abbas Kamel, si recò personalmente in Israele pochi giorni prima dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.
Tuttavia, il leader israeliano ha tenuto a precisare di non averlo incontrato e di non averci parlato: “Quando mai un capo dei servizi segreti incontra un capo di Stato?”.
Una risposta che non chiarisce se e in quale misura Netanyahu fosse stato informato della visita e dei relativi avvertimenti. Nell’inchiesta di The Atlantic, infatti, si raccontava del viaggio di Kamel in Israele per avvertire i funzionari israeliani della mobilitazione di Hamas in vista di un possibile attacco su larga scala. Secondo la ricostruzione, il capo dell’intelligence egiziana incontrò alti funzionari della sicurezza israeliana, ma non è stato accertato pubblicamente se e quando l’avvertimento sia arrivato direttamente al primo ministro.
Gaza e Libano in fiamme
Insomma, sono tempi duri per il leader dello Stato ebraico, tanto più in vista delle elezioni previste per il 27 ottobre. Nel frattempo, proseguono gli attacchi israeliani nella Striscia di Gaza e in Libano, giustificati da Israele con esigenze di sicurezza. Nelle ultime 24 ore un raid su Gaza City ha colpito un edificio residenziale, causando la morte di una donna e il ferimento di altre due persone.
Gli attacchi dell’esercito israeliano (IDF) hanno preso di mira anche alcune aree del Libano meridionale. Stando a quanto riferisce l’agenzia di stampa libanese NNA, l’artiglieria israeliana ha colpito nuovamente i dintorni delle località di Shaqra e Wadi al-Salouqi, oltre all’area di Al-Araish, tra Haris e Haddatha, nel distretto di Bint Jbeil.
Proprio al gruppo filo-iraniano Hezbollah, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha lanciato un monito, affermando che “se Hezbollah si unirà all’Iran in un attacco contro Israele, subirebbe un duro colpo e perderebbe ulteriore territorio nelle zone di Nabatieh e Litani, che entrerebbero a far parte della zona di sicurezza permanente di Israele”.
A suo dire, infatti, “l’IDF è pronto a effettuare un’offensiva di terra, la roccaforte di Hezbollah nella periferia meridionale di Beirut sarà evacuata, le sue infrastrutture terroristiche saranno colpite e oltre un milione di sciiti saranno sfollati in Libano”. Insomma, passano i mesi, ma in Medio Oriente continuano a regnare il caos e la violenza.