Da Torino a Bari, migliaia di studenti sono scesi in piazza in tutta Italia. Sono in corso cortei, manifestazioni e presidi per contestare il governo di Giorgia Meloni e, in particolare, le misure in materia di istruzione, il caro vita, i tagli alla scuola pubblica, le politiche di riarmo e i centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr).
Una mobilitazione caratterizzata in molte città da cortei e slogan di protesta, ma segnata anche da momenti di tensione e da episodi di danneggiamento e lancio di oggetti.
La situazione a Torino
Tra le città in cui la protesta è più accesa c’è Torino, dove gli studenti hanno marciato intonando cori come “Dieci, cento, mille occupazioni” e “Giorgia Meloni devi andartene”. La manifestazione arriva dopo giorni di scioperi e occupazioni che hanno coinvolto oltre venti istituti cittadini. In vista della mobilitazione, per ragioni di sicurezza, sono stati deviati alcuni mezzi pubblici e sono stati chiusi gli accessi a Porta Susa e alla metropolitana.
Al corteo, al quale hanno partecipato migliaia di studenti, alcuni manifestanti hanno lanciato uova contro le forze dell’ordine schierate a protezione dell’edificio dell’Ufficio scolastico regionale, dopo aver sfilato lungo corso Re Umberto e raggiunto corso Vittorio Emanuele. In seguito, alcuni ragazzi hanno dato fuoco a un piccolo carro armato di cartone.
Insegnanti torinesi in campo per evitare scontri con la polizia
Con la tensione in aumento e il rischio di contatti tra manifestanti e forze dell’ordine, alcuni docenti, secondo quanto riportato da Repubblica, hanno cercato di riportare la calma. In corso Inghilterra si sarebbero frapposti tra i ragazzi e gli schieramenti della polizia per evitare che entrassero in contatto. Gli insegnanti, scesi in piazza in solidarietà con gli studenti, si sono tenuti a braccetto dietro lo striscione “Assemblea Torino”, formando un cordone di sicurezza.
Secondo le informazioni disponibili, l’intervento dei docenti avrebbe contribuito a evitare un’escalation e, infatti, alcuni manifestanti a quel punto sono riusciti ad avviare un dialogo con i poliziotti per consentire la prosecuzione del corteo.
I manifestanti del capoluogo del Piemonte: “Se non cambia, sarà come in Francia”
La mobilitazione studentesca punta a coinvolgere un numero crescente di giovani. A spiegarlo sono gli stessi studenti torinesi dello spezzone universitario del collettivo Cambiare Rotta.
“Mandiamo un messaggio chiaro a questo sistema che preferisce finanziare un genocidio, piuttosto che dare soldi all’istruzione e difendere gli studenti. Se le cose non cambieranno faremo come in Francia“, hanno dichiarato al megafono alcuni manifestanti.
Il corteo di Milano contro il tetto agli alunni stranieri in classe
Più tranquilla, almeno nelle prime ore della giornata, la situazione a Milano, dove il corteo promosso dal Coordinamento dei collettivi studenteschi è partito da largo Cairoli e ha attraversato il centro cittadino. La contestazione si è concentrata soprattutto contro il limite alla presenza di alunni stranieri nelle classi.
Tra megafoni, bandiere pro Palestina e striscioni contro il ministro Giuseppe Valditara, gli studenti hanno intonato slogan come “Fuori i razzisti dalla scuola” e “Vogliamo una scuola antirazzista”.
L’iniziativa, intitolata “A scuola nessuno è solo”, mira a contestare “le politiche del governo Meloni e le misure del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara”, a partire dalla norma che prevede un limite del 30% per gli alunni stranieri in determinate condizioni. I manifestanti hanno denunciato anche le condizioni degli edifici scolastici, i tagli all’istruzione, il caro vita e il costo dei trasporti e degli alloggi.
Alta tensione a Roma
Nella Capitale la mobilitazione è stata accompagnata da episodi di tensione in diverse zone della città. In viale Aventino, secondo la ricostruzione riportata nella bozza, alcuni studenti avrebbero rovesciato cassonetti per bloccare il traffico. L’episodio si sarebbe risolto in pochi minuti, senza scontri.
Più preoccupante quanto riferito per via Marmorata, nel quartiere Testaccio, dove un gruppo di circa 50 persone con il volto coperto e ombrelli scuri avrebbe creato barricate con i cassonetti, bruciato bandiere degli Stati Uniti e di Israele e lanciato petardi e bombe carta.
Nonostante questi episodi, non sono stati segnalati scontri diretti con le forze dell’ordine nei fatti qui descritti e la viabilità sarebbe stata ripristinata in tempi rapidi.
Tensione anche in viale Trastevere, dove un gruppo di persone con il volto coperto si sarebbe separato dal corteo principale, proseguendo verso il ministero dell’Istruzione. Qui i manifestanti avrebbero lanciato petardi e bombe carta in direzione degli schieramenti di polizia, senza che si arrivasse a uno scontro diretto.
A Napoli gli studenti promettono: “Le occupazioni andranno avanti fino a fine mese”
Come nel resto d’Italia, anche a Napoli cresce la mobilitazione studentesca. I collettivi e i coordinamenti cittadini hanno annunciato che le occupazioni degli istituti proseguiranno fino alla fine del mese. Hanno inoltre confermato la partecipazione alla mobilitazione prevista per venerdì 30 ottobre.
Bari, i giovani in piazza: “Non vogliamo caserme”
A Bari, secondo le informazioni riportate nella bozza, il corteo sarebbe composto da circa 300 ragazzi. I manifestanti denunciano il degrado degli edifici scolastici, l’insufficienza dei fondi destinati all’istruzione pubblica e le scarse prospettive per chi conclude un percorso di studi negli istituti tecnici e professionali.
I giovani chiedono una scuola pubblica in grado di garantire maggiori opportunità e prospettive per il futuro, contestando le politiche del governo e l’aumento delle spese militari.