In un anno +145mila lavoratori in nero: riabilitato il Reddito di cittadinanza

Nell’anno di abolizione del Reddito di cittadinanza +145mila lavoratori in nero. Da quando c’è Meloni a Palazzo Chigi +300mila

In un anno +145mila lavoratori in nero: riabilitato il Reddito di cittadinanza

Tra i dati che fotografano le difficoltà del mercato del lavoro italiano ce n’è uno che pesa più di altri: cresce ancora il lavoro irregolare. E il dato assume un significato politico particolare perché l’aumento più forte arriva proprio nell’anno dell’abolizione del Reddito di cittadinanza. Nel 2024, certifica l’Istat, le unità di lavoro a tempo pieno non regolari sono salite a 3 milioni e 277mila, con un incremento del 4,6%, pari a oltre 145mila unità in più rispetto al 2023. Il confronto con l’inizio della legislatura è ancora più netto. Nel 2022, quando Giorgia Meloni si insediò a Palazzo Chigi, i lavoratori irregolari erano 2 milioni e 986mila. In due anni l’aumento sfiora quindi le 300mila unità.

In un anno +145mila lavoratori in nero: riabilitato il Reddito di cittadinanza

Un’inversione di tendenza che la senatrice del Movimento 5 Stelle Mariolina Castellone lega direttamente alla cancellazione del Reddito di cittadinanza e alle politiche sul lavoro del governo. “Con il governo Meloni il lavoro nero continua ad aumentare”, attacca Castellone. La senatrice ricorda che durante gli anni in cui il M5S ha partecipato al governo il numero degli occupati irregolari era invece diminuito di circa 600mila unità, dai 3 milioni e 586mila del 2019 ai 2 milioni e 986mila del 2022. Ora, sottolinea, “abbiamo circa 300mila lavoratori irregolari in più in appena due anni: numeri monstre la cui crescita, guarda caso, coincide con l’abolizione del Reddito di cittadinanza”.

Dove sono finiti gli ex percettori del sussidio

Il punto sollevato da Castellone riguarda soprattutto la sorte degli ex percettori considerati “occupabili”. Una larga parte di loro possiede al massimo la licenza media e, secondo la senatrice, i numeri sull’occupazione regolare non mostrano un assorbimento tale da spiegare dove siano finiti. Da qui il sospetto politico: una quota potrebbe essere scivolata nel sommerso, accettando impieghi senza contratto, senza contributi e senza tutele. I dati Istat mostrano del resto che l’aumento del lavoro nero non è marginale né concentrato in una sola area dell’economia.

Nel 2024 la crescita è stata particolarmente forte tra i dipendenti irregolari, aumentati di oltre 121mila unità. L’incidenza del lavoro non regolare è salita soprattutto nei servizi alla persona, nell’agricoltura e nelle costruzioni. Nel complesso, il fenomeno resta molto diffuso nel terziario e nei comparti a maggiore intensità di lavoro povero e precario. Alle spalle c’è un’economia sommersa che continua a valere cifre enormi.

La mole dell’economia non osservata

Nel 2024 l’economia non osservata ha raggiunto 218,2 miliardi di euro, mentre la sola componente riconducibile all’impiego di lavoro irregolare è salita a 80,3 miliardi, oltre tre miliardi in più rispetto all’anno precedente. Numeri che ridimensionano la narrazione governativa sull’aumento dell’occupazione: non basta contare quanti lavorano, se una quota crescente lo fa fuori dalle regole. Castellone mette nel mirino anche la ministra del Lavoro Marina Calderone e quella che definisce “propaganda” sui risultati dell’esecutivo.

“La realtà è un Paese in cui lavoratrici e lavoratori sono più poveri e più sfruttati di prima”, afferma la senatrice M5S. Il dato politicamente più difficile da ignorare resta la coincidenza temporale: nel 2024, dopo la fine del Reddito di cittadinanza, il lavoro irregolare cresce di 145mila unità; rispetto al 2022, quando Meloni è arrivata a Palazzo Chigi, l’aumento è di quasi 300mila.

Questo non dimostra da solo un rapporto automatico di causa ed effetto, ma pone una domanda che il governo non può liquidare con gli slogan: che fine hanno fatto le migliaia di persone uscite dal sostegno al reddito senza trovare un’occupazione regolare? Perché se la risposta è anche solo in parte il lavoro nero, allora il bilancio della riforma cambia radicalmente. Non più soltanto meno sussidi, ma più persone spinte verso un mercato del lavoro senza diritti, contributi e protezioni. Ed è proprio questo il punto su cui i dati Istat mettono oggi il governo di fronte alle proprie responsabilità.