Ryanair cancella voli e lascia 13 aeroporti: perché da alcune città fugge e in Italia continua a investire

Da Vigo alle Azzorre, passando per Francia, Grecia, Turchia e Germania, Ryanair sta ridisegnando la propria mappa europea. Entro marzo 2027 saranno 13 gli aeroporti o le destinazioni abbandonate nell'ultima ondata di tagli. Mentre da alcune città scompaiono i voli, in Italia la compagnia apre nuove basi e aggiunge rotte. Dietro c'è una battaglia miliardaria su tasse aeroportuali, costi e turismo.

Ryanair cancella voli e lascia 13 aeroporti: perché da alcune città fugge e in Italia continua a investire

Per anni ci siamo abituati a un’idea quasi rassicurante: aprire l’app di Ryanair, scegliere una città europea e scoprire che, con qualche compromesso sull’orario e sul bagaglio, raggiungerla costava meno di una cena.

Ma cosa succede quando quel volo semplicemente scompare?

È quello che stanno scoprendo migliaia di viaggiatori europei. Nel corso del 2026 Ryanair ha progressivamente cancellato collegamenti e abbandonato diversi aeroporti e la riorganizzazione non è ancora terminata. La mappa dei tagli arriva ormai a 13 scali o destinazioni, con l’ultima uscita già programmata per marzo 2027.

La cosa sorprendente è che la compagnia irlandese non sta attraversando una ritirata generale dall’Europa. Al contrario, continua a crescere.

Semplicemente, sta spostando gli aerei.

Alcuni di quelli che spariscono da Germania, Francia o Spagna finiscono nei mercati dove Ryanair ritiene più conveniente volare. Tra questi c’è proprio l’Italia.

Da Vigo a Brema: la mappa delle città che perdono Ryanair

Il 2026 è cominciato con l’uscita da Vigo, in Spagna.

A marzo è arrivata un’ondata molto più ampia: stop ad Asturie, ancora in Spagna; Clermont-Ferrand, in Francia; Ponta Delgada e Terceira, nelle Azzorre portoghesi. Alla lista si è aggiunta Amman, in Giordania, dove alle valutazioni economiche si sono sommate le difficoltà legate allo scenario geopolitico regionale.

Ad agosto Ryanair ha lasciato anche Rodez, in Francia.

Ottobre porta altri addii: Bodrum e Dalaman in Turchia, Kalamata e Volos in Grecia e Niš in Serbia.

L’ultimo nome sul calendario è quello di Brema, in Germania, dove la compagnia ha previsto di interrompere le proprie rotte entro marzo 2027.

Tredici nomi che, messi uno dietro l’altro, potrebbero far pensare a un’Europa che interessa sempre meno alla più grande compagnia low cost del continente.

È esattamente il contrario.

Nel 2026 Ryanair ha operato mediamente più di 3.200 voli al giorno, in aumento rispetto all’anno precedente. Il punto non è, quindi, volare meno. È decidere dove conviene farlo.

Un aereo non scompare: cambia aeroporto

È questo il dettaglio che permette di capire davvero la strategia.

Un Boeing tolto da una base tedesca può essere trasferito poche settimane dopo in Italia, Albania, Svezia o Slovacchia.

Per una compagnia come Ryanair gli aeromobili sono risorse da collocare dove possono produrre il rendimento migliore. Non basta, quindi, che una rotta sia piena: deve essere più conveniente di un’altra possibile rotta.

Questo significa che un collegamento può essere cancellato non necessariamente perché nessuno lo utilizzava, ma perché lo stesso aeromobile può guadagnare di più volando altrove.

Ed è qui che entrano in gioco le tasse.

Ryanair da tempo contesta imposte sull’aviazione, tariffe aeroportuali e costi del controllo del traffico aereo in diversi Paesi europei. Gli aeroporti e i governi, dal canto loro, devono conciliare la capacità di attrarre compagnie con la necessità di finanziare infrastrutture, sicurezza e servizi.

Nel mezzo c’è il passeggero.

Berlino è forse il caso più clamoroso

Il prossimo 24 ottobre, Ryanair chiuderà la propria base di Berlino, dove sono attualmente posizionati sette aeromobili.

Non significa che la compagnia sparirà completamente dalla capitale tedesca, ma l’offerta verrà drasticamente ridimensionata.

Secondo Ryanair, il traffico della compagnia su Berlino dovrebbe passare da circa 4,5 milioni a 2,2 milioni di passeggeri nel 2027, con un taglio del 50% dell’operativo invernale.

La compagnia attribuisce la decisione all’aumento dei costi aeroportuali e della tassazione tedesca. L’imposta nazionale sui passeggeri, sottolinea Ryanair, è più che raddoppiata rispetto al 2019, mentre anche i costi per sicurezza e controllo del traffico aereo sono cresciuti.

E dove vanno i sette aerei tolti da Berlino?

Ryanair lo ha scritto nero su bianco: saranno riallocati verso aeroporti europei a costi inferiori, citando esplicitamente Italia, Svezia, Slovacchia e Albania.

È quasi una migrazione degli aeroplani dettata dalla fiscalità.

Mentre Berlino perde gli aerei, Rimini ne riceve due

Ed eccoci al paradosso italiano.

Proprio il 15 ottobre, mentre in Europa si parlava degli aeroporti abbandonati, Ryanair ha annunciato l’apertura di una nuova base a Rimini per l’estate 2027.

Due aeromobili saranno posizionati stabilmente all’aeroporto Federico Fellini. L’investimento dichiarato è di 200 milioni di dollari.

L’offerta salirà a oltre 600mila posti, il doppio rispetto all’estate 2025, con 17 rotte e 114 voli settimanali. Cinque collegamenti saranno nuovi: Dublino, Memmingen, Stoccolma, Tirana e Varsavia.

Secondo la compagnia, l’espansione sosterrà complessivamente oltre 500 posti di lavoro sul territorio.

Perché proprio Rimini?

Anche questa volta la risposta porta alle tasse.

Quei 6,50 euro che possono cambiare la mappa dei voli

L’Emilia-Romagna ha eliminato dal 2026 l’addizionale municipale sui diritti d’imbarco negli aeroporti regionali interessati, un costo pari a 6,50 euro per passeggero negli scali di Forlì, Parma e Rimini.

Sei euro e cinquanta possono sembrare poca cosa quando si acquista un biglietto aereo.

Nel modello low cost, però, vanno moltiplicati per centinaia di migliaia di passeggeri.

È qui che un piccolo importo individuale diventa una voce da milioni nei conti di una compagnia.

Ryanair sostiene che proprio l’eliminazione dell’addizionale ha contribuito alla decisione di aumentare la propria presenza in Emilia-Romagna. Già nell’estate 2026 la compagnia aveva aggiunto nuove rotte da Forlì, Parma e Rimini.

Naturalmente quella di Ryanair è la posizione dell’azienda, che da anni conduce una battaglia molto aggressiva contro le tasse sull’aviazione. Il confronto tra Berlino e Rimini rende evidente quanto il costo di accesso a un aeroporto sia diventato uno degli strumenti con cui le compagnie decidono dove mettere gli aeromobili.

E non c’è soltanto Rimini: Milano cresce ancora

La stessa dinamica si vede a centinaia di chilometri di distanza.

Per l’inverno 2026 Ryanair ha annunciato su Milano-Bergamo e Malpensa 8,7 milioni di posti, l’11% in più, distribuiti su 125 rotte.

La flotta basata nell’area milanese arriverà a 33 aeromobili. Solo a Malpensa vengono aggiunti oltre 640mila posti rispetto all’inverno precedente.

Tra i nuovi collegamenti compaiono Agadir, Edimburgo, Funchal, Liverpool, Rabat e diverse destinazioni dell’Europa orientale e del Mediterraneo.

Mentre una parte dell’Europa vede restringersi la mappa Ryanair, alcune zone d’Italia la vedono allargarsi.

Il volo da 29 euro ha cambiato anche il nostro modo di viaggiare

Negli ultimi vent’anni il low cost ha trasformato quella che un tempo era una decisione importante, ovvero prendere un aereo, in qualcosa di molto più quotidiano.

Un weekend a Budapest, una visita a un figlio che studia all’estero, due giorni a Londra per un concerto. A volte partiamo non perché avevamo scelto una destinazione, ma perché abbiamo trovato quel biglietto a 24,99 euro.

È un cambiamento importante, soprattutto, in un periodo in cui il costo delle vacanze sta già riducendo durata e frequenza dei viaggi di molte famiglie. La Notizia ha raccontato proprio quest’estate l’Italia delle vacanze record e quella delle rinunce, con la crescita delle microvacanze.

Quando una rotta low cost sparisce, quindi, non si perde soltanto un volo.

Per qualcuno può sparire direttamente il viaggio.

Una partita tra compagnie, aeroporti e territori

Quando Ryanair dice a un aeroporto “con queste tasse ce ne andiamo”, non sta soltanto facendo una valutazione commerciale. Sta utilizzando anche il proprio enorme potere contrattuale.

Un aeroporto regionale sa che perdere centinaia di migliaia di passeggeri significa meno entrate aeroportuali, ma anche meno turisti, meno pernottamenti e meno consumi sul territorio.

Ryanair sa a sua volta che molti aeroporti hanno bisogno dei suoi passeggeri.

È una trattativa continua.

La compagnia ha già fatto sapere che, se l’Italia abolisse l’addizionale municipale in tutti gli aeroporti, sarebbe pronta a investire altri 4 miliardi di dollari, aggiungere 40 aeromobili e oltre 250 nuove rotte entro il 2030.

È una promessa aziendale condizionata, non una certezza, ma fa capire la dimensione della posta in gioco.

La nuova geografia europea passa anche dal prezzo di un aeroporto

Alla fine, dietro la notizia dei 13 aeroporti lasciati da Ryanair c’è qualcosa di più curioso di una semplice serie di voli cancellati.

C’è una nuova geografia del turismo europeo.

Le città competono per attirare visitatori. Gli aeroporti competono per attirare compagnie. Le compagnie spostano gli aerei verso gli scali nei quali pensano di poter guadagnare di più.

E il passeggero, spesso senza accorgersene, si trova nel mezzo di questa partita.