I numeri, solo a guardarli, sono spaventosi. Quasi quattro miliardi di offerte pubblicitarie, lasciate esposte da un’azienda israeliana, hanno raccontato cosa ci fosse dietro i banner di Discover-Tech: un sistema per schedare chi li guardava e, quando serviva, infettarne il dispositivo senza un solo clic. Lo hanno documentato giovedì il Citizen Lab dell’Università di Toronto e la newyorkese Confiant. Almeno 45 dispositivi di Al Jazeera sono stati presi di mira fra il 2024 e il 2025 con lo spyware di Candiru, azienda israeliana nella lista nera degli Stati Uniti dal 2021, e in quattro mesi quei banner sono comparsi su quasi 200mila siti e app, dentro le reti di Nato, Onu e Parlamento europeo.
L’Italia c’è. Nella tabella del rapporto compaiono la Camera dei deputati, il ministero della Difesa e la Banca d’Italia, come il laboratorio ha confermato a Fanpage. Un banner visto resta lontano da un’infezione, solo che ognuno spediva a Discover-Tech l’indirizzo IP del dispositivo, anche dentro quei palazzi. Bill Marczak, fra gli autori, parla di «sicuramente solo la punta dell’iceberg».
Banner spia: quando la colpa era già scritta
Fosse arrivato da Mosca, quel banner avrebbe già un nome, senza nessuna esitazione: guerra ibrida. Quella formula scatta immediatamente, anche quando la pista porta altrove. Il 27 settembre 2022 il consigliere della presidenza ucraina Mykhailo Podolyak chiamava le esplosioni sul Nord Stream “un attacco terroristico pianificato dalla Russia”; e poi a luglio la procura federale tedesca ha incriminato Serhii K., ex ufficiale ucraino. Arrestato nel Riminese nell’estate 2025. A gennaio 2025 la nave Vezhen, che aveva tranciato un cavo fra Svezia e Lettonia, è stata sequestrata come una sabotatrice, finché il procuratore Mats Ljungqvist ha descritto il filmato di un’onda che sblocca un’ancora dai fermi guasti: «No, non è stato un attacco ibrido».
Poi l’aereo della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il 31 agosto 2025. Bruxelles riferiva sospetti bulgari di “palese interferenza” russa sul GPS, Flightradar24 ha pubblicato dati con un segnale sempre buono, l’ora di attesa raccontata era di nove minuti e il premier bulgaro Rosen Zhelyazkov ha detto in Parlamento che mancavano prove di disturbi prolungati. Il 18 novembre 2025 il ministro della Difesa Guido Crosetto ha elencato i “cavi tranciati” fra gli attacchi ibridi del suo “non-paper”, nove mesi dopo che la procura svedese aveva escluso il sabotaggio della Vezhen: la parola, intanto, aveva già fatto il suo lavoro. La guerra ibrida russa è un tema serissimo e seriamente pericoloso: chi la tratta come manganello di propaganda è il suo alleato migliore.
Le spie amiche
Con le spie israeliane il lessico invece diventa prudente fino all’afasia. Lo spyware Graphite della Paragon, azienda nata in Israele, lavorava per i nostri servizi: il Copasir, il comitato parlamentare che controlla i servizi, il 4 giugno 2025 ha confermato la sorveglianza degli attivisti di Mediterranea Luca Casarini e Giuseppe Caccia, autorizzata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, e ha escluso che i servizi avessero spiato il direttore di Fanpage Francesco Cancellato. Paragon ha raccontato a Haaretz di aver offerto una verifica che il governo ha lasciato cadere, e a marzo una consulenza delle procure ha trovato tracce compatibili con Graphite nel suo telefono. Chi l’ha spiato, allora? Non si sa.
Nel maggio 2024 il Guardian con +972 Magazine e Local Call ha raccontato nove anni di sorveglianza israeliana sulla Corte penale internazionale, in cui l’ex capo del Mossad Yossi Cohen è accusato di pressioni sulla procuratrice Fatou Bensouda. Israele ha risposto dicendo che sarebbero falsità, e secondo Confiant anche la Corte sta fra le reti raggiunte dai banner.
Forse sarebbe il caso di ribadire che serve una lente sola, per Mosca come per Israele. Anche perché altrimenti una categoria che vale solo per i nemici del momento diventa propaganda. E il ministero della Difesa, che sta in quella tabella si spiati da aziende israeliane, dovrebbe spiegare alle Camere cosa ha verificato: basterebbe concedere a un banner israeliano la fretta riservata a un’ancora nel Baltico, e magari un’indagine seria prima del titolo.