Tredici anni dopo, la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi fa due nomi. E uno fa scalpore: l’ex presidente di Monte Paschi, Giuseppe Mussari (non indagato).
Rossi, capo della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena, morì il 6 marzo 2013 dopo essere precipitato dalla finestra del suo ufficio a Palazzo Salimbeni. “In base agli elementi acquisiti dalla Commissione”, ha detto ieri il presidente Gianluca Vinci al termine dell’Ufficio di presidenza, “sarebbero coinvolti, con ruoli diversi, Giuseppe Mussari, quale mandante di un’azione di intimidazione che inizialmente non avrebbe dovuto portare alla morte di David Rossi, e Gabriele Ceccherelli (non indagato), quale soggetto che avrebbe organizzato e scelto le persone, al momento non ancora individuate, da coinvolgere nella fase esecutiva, pur rimanendo egli stesso all’esterno di Palazzo Salimbeni”.
David Rossi morto per un errore
Mussari ha guidato Mps negli anni delle acquisizioni che hanno portato la banca vicina al tracollo. Ceccherelli è un ex giocatore del Calcio storico fiorentino. Secondo la ricostruzione di Vinci, l’obiettivo “non era uccidere Rossi ma intimidirlo”: la morte sarebbe stata “un errore nell’esecuzione di quanto era stato richiesto”. Il presidente ammette però che nel puzzle manca il pezzo decisivo: “La parte esecutiva, cioè le persone che materialmente sono salite nell’ufficio di Rossi”. E precisa: “Tutti gli aspetti giuridici non spettano a questa Commissione”.
Le fonti, secondo Vinci, sarebbero “elementi informativi acquisiti dai consulenti della Commissione nell’ambito di alcuni colloqui con detenuti”. I nomi dei testimoni (“che non si conoscono”, ha detto il presidente) restano segreti, spiega Vinci, “per proteggerli da possibili minacce o intimidazioni”.
Mussari nega e annuncia querele
I due chiamati in causa respingono tutto. Mussari, già prima della conferenza stampa, quando circolavano le prime indiscrezioni, ha negato ogni addebito e annunciato querele. Vinci ha risposto piccato: “Nessuno si permetterebbe di dire querelo il magistrato che mi sta indagando, e noi abbiamo gli stessi poteri della magistratura. Sembra che il Parlamento valga meno”.
“Non so niente, non conosco nessuno di questa vicenda. L’unica volta che sono stato a Siena è stato per comprare un paio di scarpe”, ha detto invece Ceccherelli. Il suo avvocato, Federico Bagattini, assicura che il suo assistito “ricusa ogni responsabilità” ed è “a disposizione della Commissione”.
La famiglia di Rossi apprezza la svolta, ma non nasconde i dubbi
La reazione più delicata è quella della famiglia. La vedova Antonella Tognazzi e la figlia Carolina Orlandi ringraziano la Commissione, che secondo loro ha “dimostrato scientificamente” che si è trattato di un omicidio. Ma esprimono “sgomento” per i nomi diffusi.
Attraverso il legale Carmelo Miceli hanno fatto sapere di non escludere “alcuna ipotesi investigativa, inclusa quella di una pista interna”, ma di non poter accettare “il rischio di una condanna sommaria e mediatica”. L’attendibilità di testimoni e nomi, sostengono, “deve essere rimessa unicamente alla magistratura”.
Al tempo stesso respingono l’idea che l’eventuale scarsa credibilità di singoli testimoni possa cancellare “l’enorme mole di lavoro” accumulata in questi anni. E chiedono che “una Procura della Repubblica” indaghi su quanto emerso, accusando la magistratura di essere stata “per troppo tempo unica vera assente”.
I prossimi passi: prima la Commissione trasmetterà “tutta la documentazione” alla Procura: “L’autorità giudiziaria saprà come muoversi”. Poi vuole ascoltare Mussari e Ceccherelli, “se loro accetteranno”, assistiti da un avvocato e liberi di non rispondere. Lo scopo, dice Vinci, è “capire se siamo sulla giusta direzione o se non sia piuttosto un depistaggio”, e verificare se le testimonianze raccolte siano “inficiate da motivi di astio personale”.