Dagli autotrasportatori che bloccano porti e strade del Mezzogiorno agli operai dell’ex Ilva che occupano l’aeroporto di Genova, la tensione sociale sale in tutta Italia. Mentre resta viva l’eco delle manifestazioni studentesche, caro-carburanti e crisi industriale mettono in difficoltà migliaia di lavoratori e imprese. E chiamano il governo Meloni a rispondere di emergenze che continuano ad aggravarsi. Il fronte più esteso è quello dell’autotrasporto.
Da Nord a Sud sale la tensione sociale. Caro-gasolio ed ex Ilva infiammano il Paese
A Napoli i camion fermi lungo gli accessi al porto commerciale ostacolano la circolazione delle merci. Le conseguenze si avvertono già nella distribuzione: tra Napoli e Caserta, e in altre province campane, diversi supermercati segnalano scaffali vuoti. Non va meglio in Sicilia, dove la mobilitazione è al quinto giorno e il blocco dei rifornimenti comincia a pesare soprattutto sui prodotti freschi, dalla frutta alla carne. La protesta si allarga alla Puglia. Circa 35 motrici partite da Altamura hanno raggiunto Bari e si sono fermate a Punta Perotti. Gli autotrasportatori hanno poi proseguito a piedi fino alla sede della Regione per chiedere un incontro con il presidente Antonio Decaro. Al centro delle rivendicazioni non c’è soltanto il prezzo del gasolio: pesano anche la scarsità di liquidità e le difficoltà di accesso al credito.
La protesta degli autotrasportatori si allarga a tutte le Regioni del Sud
Presidi e mezzi incolonnati sono stati segnalati anche nel Potentino, nel Materano e in Calabria. In molti casi si tratta di iniziative nate spontaneamente, attraverso il passaparola. Matteo Salvini prova a disinnescare la mobilitazione con due incontri oggi a Milano, uno con le organizzazioni nazionali e l’altro con le sigle locali. Il ministro delle Infrastrutture promette di sbloccare fondi già disponibili ma frenati dalla burocrazia e di cercare altre risorse contro i costi che gravano sul settore. “Quella è gente che ha problemi a pagare il mutuo e a portare a casa i soldi a fine mese”, riconosce il vicepremier. Ma mentre arrivano le promesse, i camion rimangono fermi e i disagi si estendono.
La stretta
Se il caro-gasolio alimenta la protesta nel Sud, la nuova stretta sull’ex Ilva riaccende la rabbia nelle città industriali. Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria ha avviato la procedura per portare fino a 8.622 i dipendenti in cassa integrazione straordinaria, contro i 4.450 attuali, e prorogare la misura fino al 28 febbraio 2027. Il provvedimento riguarda i principali stabilimenti del gruppo, da Taranto a Genova, lasciando migliaia di famiglie a terra. La vertenza attraversa giornate cruciali.
Oggi le Sezioni Unite della Cassazione esaminano i ricorsi di Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria contro il fermo dell’area a caldo. Al ministero del Lavoro è previsto un confronto sulle tutele per i dipendenti e sulle ipotesi di pensionamento anticipato. Il 27 ottobre la discussione approderà a Palazzo Chigi, dove i sindacati intendono presentarsi insieme a una folta rappresentanza di operai.
A Genova, intanto, i lavoratori dello stabilimento di Cornigliano sono entrati nell’area imbarchi dell’aeroporto Cristoforo Colombo, annunciandone l’occupazione. L’incontro di una delegazione in prefettura non ha dato i risultati sperati. “Chiediamo un impegno politico formale”, ha spiegato il delegato Fiom Armando Palombo: poche righe scritte per sospendere le decisioni fino al vertice del 27 ottobre. In serata, ad ogni modo, il presidio è stato tolto.
Clima teso a Milano
Anche a Milano il clima è teso: nel quadrilatero della moda alcuni negozi hanno abbassato le serrande per il timore di nuovi disordini, mentre la polizia presidia le strade del centro. Dai porti agli stabilimenti siderurgici, il filo comune è la paura di non farcela: imprese di trasporto soffocate dai costi, operai senza certezze sul posto di lavoro, famiglie che vedono restringersi le prospettive. Il governo annuncia tavoli e interventi, ma le proteste continuano. E l’autunno sociale rischia di diventare un problema sempre più difficile da contenere.