Medio Oriente, la pace è un’illusione: l’Iran nel mirino di Trump e Netanyahu

Il Medio Oriente torna a tremare: l’Iran nel mirino di Trump e Netanyahu che si preparano a colpire dopo le midterm. E nell'area cresce il dispiegamento di forze Usa

Medio Oriente, la pace è un’illusione: l’Iran nel mirino di Trump e Netanyahu

In Medio Oriente l’aria si fa sempre più pesante davanti al massiccio dispiegamento di forze statunitensi e alle dichiarazioni di Benjamin Netanyahu e Donald Trump, che lasciano presagire la possibile ripresa delle ostilità contro l’Iran. Dopo lo scoop del Financial Times, che mercoledì ha raccontato i contenuti dell’accesa telefonata tra i due leader, durante la quale il primo ministro israeliano si è visto negare il via libera per condurre raid contro Teheran all’inizio di ottobre, ora anche il New York Times conferma tutto.

Secondo il prestigioso quotidiano, nel corso di quella stessa telefonata Bibi e Trump avrebbero concordato di valutare la ripresa delle ostilità dopo le elezioni di midterm statunitensi, in programma il 3 novembre. Proprio per questo, scrive il New York Times, citando funzionari statunitensi, Stati Uniti e Israele hanno già elaborato piani per rinnovare gli attacchi militari contro l’Iran e intensificato le esercitazioni in vista di quella che viene definita “un’operazione breve ma intensa”, che potrebbe prendere di mira anche “Pickaxe Mountain”, un sito che ospita un complesso nucleare sotterraneo situato a grande profondità.

Le raffinerie e le infrastrutture petrolifere, invece, non verrebbero prese di mira, poiché il presidente statunitense Donald Trump cercherebbe di evitare ulteriori rincari dei prezzi del carburante.

Il greggio iraniano ostaggio degli Usa

Insomma, più che a un vero cessate il fuoco, quello a cui stiamo assistendo assomiglia a una pausa tattica in vista dei prossimi raid. L’idea, come spiegato dalle stesse fonti interpellate dal giornale statunitense, sarebbe quella di colpire con forza per mettere in ginocchio l’economia della Repubblica islamica e costringerla alla resa.

Una strategia che, secondo il Wall Street Journal, starebbe effettivamente funzionando, visto che il blocco navale imposto dagli USA all’Iran sin dalle prime fasi della guerra avrebbe prosciugato le riserve di greggio che consentivano a Teheran di alimentare le esportazioni verso la Cina, nonostante l’interdizione delle rotte marittime. Se le cose stessero così, significherebbe che il regime degli ayatollah, salvo un allentamento del blocco, non avrebbe più modo di esportare in Cina il proprio petrolio, necessario per garantire la sopravvivenza della Repubblica islamica dell’Iran.

Le opzioni in mano a Trump

Ad ogni modo, il New York Times precisa che nulla è deciso, perché Trump, al momento, tiene aperte due porte: la prima è quella di autorizzare nuovi attacchi già questo mese, quindi prima delle elezioni di midterm; la seconda, invece, sarebbe quella di non autorizzare affatto un’azione militare contro l’Iran, a patto che quest’ultimo accetti un accordo di pace gradito a Washington. A rafforzare la sensazione che i nuovi raid siano in preparazione c’è anche la dichiarazione di Trump, secondo cui “con l’Iran non credo che stiamo negoziando. In un modo o nell’altro, accadrà qualcosa, e succederà piuttosto presto.

Molti pensano che avverrà dopo le elezioni. Staremo a vedere”. Il presidente degli USA ha poi ribadito di voler “porre fine alla guerra”, pur dicendosi disposto a mantenere la situazione attuale, che stritola l’economia iraniana. Ma non è tutto. Che l’escalation sia una possibilità emerge anche dall’incontro dello scorso lunedì, in Israele, tra il segretario alla Difesa statunitense, Pete Hegseth, e Netanyahu, durante il quale avrebbero “discusso di nuovi attacchi” contro l’Iran.

I Pasdaran non si arrendono

Se l’intento è quello di spaventare l’Iran, allora il risultato è fallito. I Pasdaran, infatti, minacciano di rispondere colpo su colpo, per giunta ampliando il raggio dei propri obiettivi oltre le navi commerciali e le infrastrutture energetiche della regione, fino a includere “centri di elaborazione dati e cavi sottomarini per Internet”. Ma le Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) non si sono limitate alle parole e hanno colpito, secondo la TV di Stato iraniana, ben sette petroliere accusate di aver tentato di aggirare il blocco navale.

Come se non bastasse, i Pasdaran hanno anche minacciato gli Stati Uniti di conseguenze ben peggiori: “L’esercito statunitense deve sapere che, se dovessero proseguire nello scortare le navi” in transito nello Stretto di Hormuz, allora “il conflitto si estenderà perché colpiremo le loro basi nella regione: si tratta di un avvertimento serio”. Insomma, la pace in Medio Oriente sembra ancora lontana, mentre ad avvicinarsi rischia di essere solo una nuova escalation dagli esiti imprevedibili.

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