Mercoledì, mentre l’esercito israeliano celebrava la Giornata mondiale dell’alimentazione con il conto dei suoi 41 forni gestiti dalle organizzazioni internazionali, a Gaza City due grandi panifici spegnevano i forni senza farina, come racconta l’osservatorio Euro-Med. Nella stessa nota Israele dice che chi parla di fame a Gaza fa il gioco di Hamas.
Giovedì Abdul Nasser al-Ajrami, presidente dell’Associazione dei panificatori della Striscia, ha raccontato all’agenzia palestinese Wafa che i forni accesi sono sette su venti e che fra 48 ore potrebbero spegnersi anche quei forni, perché la farina è finita e Israele, dopo una settimana di valichi chiusi, respinge quella destinata alla vendita. I camion che portano la farina, scrive Euro-Med, non entreranno prima di domenica mattina. Il pane si misura in ore. Umm Khaled, 43 anni, ha raccontato che il più delle volte non trova cibo che possa permettersi.
Giovedì mattina, al valico di Kerem Shalom, i camion li fermavano a mano gli attivisti di Tsav 9, movimento sanzionato dall’Unione europea. Con loro c’era Sigal Kraunik, che il 7 ottobre ha perso il marito e oggi sta con il partito di estrema destra Amcha Israel: ha chiamato gli aiuti una vergogna nazionale e chiesto di promuovere l’emigrazione da Gaza. Poi la polizia li ha sgomberati.
Mercoledì il ministro degli Esteri Antonio Tajani (Forza Italia) ringraziava la Coldiretti per Food for Gaza e parlava al passato dei bambini aiutati, prima di annunciare un’iniziativa simile per il Sudan. Per la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite, dal settembre 2025, Israele a Gaza ha commesso genocidio. E il 28 marzo 2024 la Corte internazionale di giustizia aveva ordinato all’unanimità a Israele di far entrare il cibo “senza ritardi” e di tenere aperti i valichi “per tutto il tempo necessario”.