Nordio vuole più carceri minorili. Addio alla rieducazione della pena

Mentre il Papa e mattarella chiamano all'ascolto dei giovani, Nordio propone di aumentare le carceri giovanili

Nordio vuole più carceri minorili. Addio alla rieducazione della pena

Nel giorno in cui Papa Leone XIV e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella richiamano le istituzioni alle proprie responsabilità verso i giovani, il ministro della Giustizia Carlo Nordio indica un’altra strada: più arresti e più posti in carcere per i minori. Dopo le violenze che hanno scosso Milano nel fine settimana, la risposta del governo Meloni torna a concentrarsi sulla repressione. Il disagio sociale resta sullo sfondo, mentre il Guardasigilli arriva a ipotizzare spazi per minorenni persino negli istituti destinati agli adulti.

Nordio vuole più carceri minorili. Addio alla rieducazione della pena

“Vi sono dei momenti in cui è necessario purtroppo spedire dietro le sbarre questi minori violenti”, sostiene Nordio, osservando che una serie così ampia di arresti di minorenni non si era mai verificata. Il ministro riconosce che il sistema penitenziario minorile è già in sofferenza e riferisce di una riunione per valutarne l’ampliamento con le poche risorse disponibili. Tra le ipotesi, utilizzare settori di carceri per adulti da destinare ai minori. La priorità sembra dunque trovare altri posti dove rinchiudere i ragazzi, non intervenire sulle condizioni che alimentano il disagio.

Il messaggio opposto del Papa e di Mattarella

Ben diverso il messaggio arrivato dal Pontefice. Leone XIV invita a guardare alle “condizioni di disagio esistenziale” degli adolescenti: famiglie ferite, solitudine digitale, paura del futuro, senso di inadeguatezza. “Sotto la corazza” che tanti ragazzi costruiscono per difendersi, ricorda il Papa, rimane il bisogno di amare e di essere amati. Da qui l’appello a ricostruire fiducia e legami, anziché fermarsi alla condanna dei comportamenti. Sulla stessa necessità di ascolto torna Mattarella. Dopo aver denunciato il rischio di indifferenza e “meschina sottovalutazione” nei confronti dei giovani, il capo dello Stato ribadisce che occorre dare loro fiducia “ampiamente e concretamente”. È una grande questione sociale, non soltanto di ordine pubblico.

Le opposizioni replicano a Nordio

Una prospettiva lontana dalla risposta del governo, affidata ancora una volta agli strumenti penali. Le parole di Nordio provocano la reazione di Antigone. Susanna Marietti, coordinatrice nazionale e responsabile dell’Osservatorio sulle carceri minorili, denuncia il rischio di una logica del “colpirne uno per educarne cento”. La giustizia minorile, osserva, non può diventare uno strumento di intimidazione collettiva. La detenzione non sostituisce servizi sociali, comunità educative e sostegno alle famiglie, né gli interventi necessari prima che le situazioni precipitino. Le opposizioni attaccano il Guardasigilli.

Riccardo Magi, segretario di Più Europa, accusa il governo di aver aggravato con il decreto Caivano le difficoltà degli istituti minorili e legge nelle dichiarazioni del ministro la rinuncia dello Stato alla funzione educativa. La senatrice del Pd Valeria Valente richiama invece l’articolo 27 della Costituzione: la pena deve tendere alla rieducazione, principio ancora più importante quando riguarda ragazzi in età evolutiva. “Evidentemente il ministro Nordio era distratto quando ha giurato sulla Costituzione”, afferma.

Ancora più duro il Movimento 5 Stelle. I parlamentari delle commissioni Giustizia contestano la prospettiva di trasferire minorenni in sezioni ricavate dalle carceri per adulti, strutture già segnate da sovraffollamento e degrado. Avvertono che la detenzione, senza un percorso di recupero, può aggravare l’emarginazione anziché contrastarla e accusano l’esecutivo di riservare alle fasce più fragili una risposta esclusivamente punitiva. Per i pentastellati è la conferma di una giustizia che colpisce duramente i più deboli mentre mostra ben altra indulgenza verso i potenti. Il leader del M5S, Giuseppe Conte, chiede a Nordio di andare a casa.

Nessuno nega la gravità delle devastazioni di Milano o la necessità di perseguirne i responsabili. Ma tra punire un reato e trasformare il carcere nella principale risposta al disagio giovanile c’è una distanza decisiva. Mentre Papa e Mattarella chiedono attenzione, ascolto e fiducia, Nordio propone di allargare le celle. E il governo continua a non rispondere alla domanda più scomoda: che cosa intende fare per impedire che il disagio diventi violenza?