Quella in Sudan è una guerra dimenticata. Uno di quei conflitti che, nel silenzio dell’Occidente, continuano a insanguinare un Paese, al punto che, per le Nazioni Unite, si tratta di una delle più gravi emergenze a livello globale. A confermare questa drammatica situazione è l’inchiesta della BBC, che ha trovato prove della sistematica distruzione del sistema sanitario di el-Fasher da parte dei combattenti paramilitari sudanesi, durante il lungo assedio e la successiva presa di controllo della città del Darfur, avvenuta un anno fa.
Come riporta il sito della testata britannica, il responsabile delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha definito i risultati dell’indagine “profondamente inquietanti”, affermando che i molteplici attacchi perpetrati dalle Forze di supporto rapido (RSF) contro infrastrutture civili, comprese le strutture sanitarie, “costituiscono gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e potrebbero configurarsi come crimini di guerra”.
Le RSF, la forza paramilitare che da anni combatte contro l’esercito regolare per il controllo del Paese, hanno respinto le accuse della BBC. Il ministro della Sanità delle RSF ha descritto le accuse come propaganda e come un tentativo deliberato da parte dell’esercito nazionale e dei suoi alleati di infangare la reputazione del gruppo paramilitare.
Avvalendosi di fonti presenti sul territorio di el-Fasher, la BBC ha raccolto dettagli su almeno 43 attacchi distinti contro ospedali e strutture sanitarie, avvenuti tra maggio 2024 e ottobre 2025, alcuni dei quali ripetuti più volte contro le stesse strutture. Secondo il diritto internazionale, è illegale attaccare le strutture sanitarie o il loro personale durante un conflitto. L’inchiesta rivela anche il pesante tributo pagato dagli operatori sanitari nella città occidentale. Nel periodo compreso tra aprile 2023 e ottobre 2025, i dati della BBC registrano 120 feriti, 55 uccisi e 10 persone “scomparse” o rapite con la forza.