Qualcuno sostiene ancora che il riscaldamento globale sia un fenomeno scollegato dall’attività umana. Eppure, le evidenze scientifiche raccolte in innumerevoli studi indicano che il cambiamento climatico è un’emergenza che le attività umane stanno aggravando e che, secondo l’ultimo studio dell’Imperial College London, nell’estate del 2026 il caldo avrebbe causato oltre 50mila decessi nelle aree urbane di tutta Europa.
Di questi, ben 13mila si sono verificati in Italia, che risulta di gran lunga il Paese che ha pagato il prezzo più alto. I ricercatori hanno analizzato 854 aree urbane, che ospitano complessivamente circa il 40% della popolazione di 30 Paesi europei, utilizzando dati sulle temperature e modelli statistici per stimare la mortalità aggiuntiva legata al caldo nelle estati comprese tra il 2000 e il 2026. Secondo lo studio, nell’estate appena trascorsa si sono registrati 50.391 decessi associati alle temperature elevate, 32.619 dei quali, pari al 65%, sarebbero attribuibili al cambiamento climatico. Si tratta di un bilancio nettamente superiore ai 29.480 morti stimati per l’estate 2022 e ai 28.462 del 2003.
Caldo record in Europa, oltre 50mila morti nell’estate 2026: 13mila in Italia che risulta il Paese più colpito
“Possiamo affermare con un grado piuttosto elevato di certezza che l’estate 2026 è stata probabilmente la peggiore mai registrata in termini di mortalità legata al caldo in gran parte dell’Europa”, ha dichiarato Clair Barnes, ricercatrice specializzata in fenomeni meteorologici estremi e cambiamento climatico presso il Centre for Environmental Policy dell’Imperial College London.
L’Italia risulta il Paese maggiormente colpito, con una stima di 13.303 morti, seguita dalla Francia con 7.268, dalla Spagna con 6.824, dalla Germania con 6.340 e dal Regno Unito con 4.354. Le cifre rappresentano stime statistiche della mortalità associata al caldo nelle aree urbane analizzate, non un conteggio diretto dei decessi certificati individualmente.