Felice della vittoria di Lula in Brasile, ma mi sono allarmato il giorno dopo quando la Borsa di San Paolo è crollata del 15%. Da quel giorno stagna ai minimi. C’è da preoccuparsi.
Enrico Modesti
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Gentile lettore, quando ho udito del crollo della Borsa brasiliana, ho provato una smisurata ammirazione per gli americani: loro sanno sempre cosa fare e come fare. Pensi, nei primi due mandati di Lula il Brasile è diventato una delle 10 maggiori economie mondiali. Negli ultimi quattro anni, con Lula di nuovo presidente, l’economia brasiliana ha segnato una forte crescita, disoccupazione ai minimi e Borsa in salute. Poi, nei giorni scorsi, Lula rivince le elezioni e gli americani senza indugi e senza una parola entrano in campo con la solita maestria. Geni. Come in Argentina. C’era il voto di midterm per la Camera (ottobre 2025) e il partito di Milei era a pezzi. Trump dice: se vince Milei, presto all’Argentina 20 miliardi di dollari a tasso zero e la salvo dalla bancarotta; sennò la lascio fallire. Milei ha vinto, ovvio. E poi il Venezuela, ma lì era facile. Hanno chiesto all’unica persona che sapeva dove Maduro dormisse quella notte: vuoi diventare ricchissimo? Sì? E voilà, fatto: Maduro rapito in 20 minuti insieme alla moglie. Ma anche in Europa, sa? Quando la Germania con la Russia costruisce il Nord Stream 2 per portare il gas a tutta l’Europa a prezzi ancora più bassi di prima (perché, bypassando l’Ucraina, si evitano i dazi di Kiev), che cosa fanno gli americani? Annunciano l’ingresso dell’Ucraina nella Nato, scatenano la guerra e subito dopo distruggono il Nord Stream. Sono forti questi americani.
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