Sondaggi, gli italiani tornano a sperare nell’Ue: la sfiducia resta maggioritaria ma scende al 58% dal 62% registrato nel 2025

Gli italiani tornano a fidarsi dell'Ue: la sfiducia scende al 58%. Ma resta il pessimismo sul futuro europeo e cala la soddisfazione per l'euro

Sondaggi, gli italiani tornano a sperare nell’Ue: la sfiducia resta maggioritaria ma scende al 58% dal 62% registrato nel 2025

Le tensioni internazionali e i crescenti timori sulla fedeltà dello storico alleato, gli Stati Uniti, potrebbero aver contribuito a questo cambiamento. Fatto sta che gli italiani sembrano recuperare fiducia nell’Unione europea. Quest’anno il trend negativo che, tra il 2021 e il 2025, ha visto crescere la sfiducia nei confronti di Bruxelles si è arrestato. Anzi, il dato è in controtendenza: si passa da una sfiducia che 12 mesi fa veniva manifestata dal 62% del campione al 58% registrato nel 2026.

A conti fatti, la quota di italiani che guardano positivamente all’Ue è salita quest’anno dal 38% al 42%, con un incremento di 4 punti percentuali. Dai dati emerge anche una maggiore apertura da parte dei più giovani. La quota della Gen Z, ossia dei nati tra la fine degli anni novanta e i primi anni duemila, che dichiarano di avere fiducia nell’Unione europea sale al 47%. Più scettici i Millennials, tra i quali il dato sulla sfiducia verso questa organizzazione sovranazionale arriva al 64%.

Sondaggi, gli italiani tornano a fidarsi dell’Ue: la sfiducia scende al 58%

È quanto emerge dalla 26esima indagine sul risparmio realizzata da Acri, l’associazione che rappresenta le Fondazioni di origine bancaria e le Casse di Risparmio Spa, in collaborazione con Ipsos, e presentata in occasione della 102ª Giornata mondiale del risparmio.

Proprio dal report emerge che il 57% degli intervistati considera un’eventuale uscita dall’Unione europea un grave errore, mentre il 24% la giudicherebbe un vantaggio. Soltanto il 13% degli italiani ritiene che un’eventuale Italexit non cambierebbe nulla. Restano, però, negative le aspettative sul futuro del progetto europeo. Per il 51% l’Ue andrà nella direzione sbagliata nei prossimi cinque anni, contro il 38% che prevede un’evoluzione nella direzione giusta. Continua inoltre a diminuire la soddisfazione per l’euro, che si attesta al 31%. Tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni, la quota di soddisfatti della moneta unica raggiunge il 47%.

Il paradosso

Insomma questo rapporto presenta numeri che delineano un quadro piuttosto contraddittorio. Se da una parte gli italiani sembrano aver recuperato fiducia nell’Unione europea, dall’altra continuano a guardare con scetticismo al suo futuro e al percorso che dovrebbe intraprendere.

Una maggiore consapevolezza dell’importanza dell’Europa, forse anche alla luce delle tensioni internazionali e delle incertezze nei rapporti con gli Stati Uniti, non sembra infatti tradursi in una maggiore convinzione sulla capacità delle istituzioni comunitarie di affrontare le sfide dei prossimi anni. È come se gli italiani considerassero l’Ue sempre più necessaria, ma non per questo pienamente convincente. Una distanza che emerge anche dai giudizi sull’euro, la cui popolarità continua a diminuire.