Halloween ci ricorda che dagli americani prendiamo sempre il peggio: consumismo, idolatria del mercato e del denaro. A scimmiottarli siamo bravi. Dicono: ma Halloween non è americana, è celtica, è la festa dei morti. Sì, ma una volta c’erano altri riti, non queste pacchianate con costumi di plastica. Ce le siamo bevute tutte. La colpa è del loro cinema che ha colonizzato il nostro immaginario.
Paola Boschin
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Gentile lettrice, concordo in pieno. Halloween nasce 2000 anni fa in ambiente celtico: Irlanda, Scozia, Galles, Cornovaglia e nord della Francia. All’origine simboleggiava la fine dell’estate e l’inizio dell’inverno, visto come il passaggio dalla luce alle tenebre. Si credeva che il passaggio consentisse ai defunti di tornare a vedere i propri cari. Divenne così unculto dei morti. Poi è arrivato in America con gli anglosassoni e lì si è trasformato nella cosa pacchiana che si è propagata nel mondo. Direi che il lascito peggiore del “secolo americano” non è nei costumi malsani e nel consumismo bensì, come lei scrive, nella colonizzazione del nostro immaginario, ovvero la perdita di sovranità del nostro pensiero. È così che l’America ha diffuso di tutto. Prenda Il neoliberismo di Reagan, di cui la Thatcher scrisse l’epitome: “La società non esiste, esistono gli individui”. Ne consegue che non hanno senso la solidarietà sociale, la sanità pubblica, le pensioni… Eppure il neoliberismo è stato introitato da tutti i partiti europei di sedicente sinistra. È la colonizzazione del pensiero. Quando vedo Halloween perfino in Giappone o in Thailandia, mi viene quasi voglia di dire “Viva la Corea del Nord”.