Elezioni di Midterm, Bottoms, Haaland, Hamawy: i volti simbolo della vittoria democratica e della prima spallata a Trump

Midterm, una governatrice nera in Georgia, una nativa in New Mexico, un chirurgo che a Gaza è rimasto sotto le bombe: i volti del voto Usa

Elezioni di Midterm, Bottoms, Haaland, Hamawy: i volti simbolo della vittoria democratica e della prima spallata a Trump
Martedì notte, in una sala dell’Atlanta Marriott Marquis, Keisha Lance Bottoms abbracciava i familiari mentre la Georgia le consegnava un primato che gli Stati Uniti aspettavano da 250 anni: prima di lei nessuna donna nera era mai stata eletta alla guida di uno Stato. Prima di lei la Georgia aveva avuto 83 governatori. Tutti uomini bianchi. Bottoms, democratica, ex sindaca di Atlanta dal 2018 al 2022 e poi consigliera di Joe Biden, ha battuto il miliardario repubblicano Rick Jackson e ha riportato il suo partito al governo dello Stato dopo più di vent’anni.
Nella stessa notte il New Mexico ha scelto Deb Haaland, cittadina del Laguna Pueblo, prima donna nativa americana eletta governatrice nella storia del Paese, contro il repubblicano Gregg Hull. Nel 2018 era stata una delle prime due native elette al Congresso, poi con Biden la prima nativa a guidare un dipartimento federale, quello dell’Interno. Ai suoi ha parlato «nel duecentocinquantesimo anno della nostra nazione». Nostra, ha detto. E quel possessivo in bocca a una donna del Laguna Pueblo pesa più del primato.

Il chirurgo rimasto a Khan Younis

Poi c’è il New Jersey, dove il dodicesimo distretto ha mandato alla Camera Adam Hamawy, chirurgo nato al Cairo, il primo musulmano eletto al Congresso dallo Stato. Nel 2004 in Iraq era stato lui, chirurgo dell’esercito, a salvare la vita a Tammy Duckworth dopo l’abbattimento del suo elicottero, risparmiandole, ha raccontato lei, una terza amputazione. Nel maggio 2024 lavorava all’Ospedale europeo di Khan Younis con una squadra di 19 sanitari della Palestinian American Medical Association quando Israele ha preso il valico di Rafah e li ha chiusi dentro la Striscia: «sì, siamo intrappolati», diceva a Nbc News. Poteva uscire da solo ed è rimasto. Nel 2025 è tornato, e in campagna ha chiesto di fermare gli aiuti militari americani a uno Stato che la Commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite guidata da Navi Pillay, il 16 settembre 2025, ha accusato di genocidio, con quattro dei cinque atti previsti dalla Convenzione del 1948.

Un nome di battesimo come capo d’accusa

Sono simboli. E pesano esattamente perché arrivano dopo due anni di un’amministrazione repubblicana impegnata, nella sintesi di Newsweek, a smontare i programmi per la diversità e l’inclusione. Il tempo cambia negli elettori, però, molto prima che nei palazzi: Bottoms governerà con un parlamento statale che resterà con ogni probabilità repubblicano in almeno una delle due camere, scrive la Npr.

In campagna Donald Trump aveva chiamato “Mohammed” il democratico del Michigan Abdul El-Sayed, come se bastasse un nome di battesimo a fare da capo d’accusa. Da gennaio il nome di un chirurgo nato al Cairo comparirà nei tabulati di voto della Camera, proprio l’aula a cui ha promesso di fermare quegli aiuti. Ci arriva da Khan Younis.