Frontex, 1,2 miliardi di noleggio droni che guidano i libici per riportare i migranti indietro

Frontex spende 1,2 miliardi in droni e aerei che passano le coordinate ai libici. Intanto l'Italia ferma gli aerei e le navi delle ong

Frontex, 1,2 miliardi di noleggio droni che guidano i libici per riportare i migranti indietro

Sopra il mare a sud di Lampedusa, il 26 settembre, una sessantina di persone che fuggivano dalla Libia è passata da un gommone a una motovedetta libica, che le ha riportate indietro. Le coordinate, secondo la ricostruzione pubblicata martedì da IrpiMedia, le aveva diffuse il Falcon 01, un drone di Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera.

Gli occhi che sorvegliano il Mediterraneo li paghiamo noi. Frontex ha impegnato 1,2 miliardi di euro per la sorveglianza aerea fra il 2018 e il 2028, scrive IrpiMedia, noleggiando aerei, droni e piloti. E il laboratorio Liminal dell’Università di Bologna stima una spesa annua salita da 12 milioni nel 2018 a quasi 280 quest’anno.

Quei velivoli restano europei mentre fanno da vedetta a Tripoli. Sempre per Liminal, fra settembre 2018 e ottobre 2024 gli aerei dell’agenzia hanno avvistato oltre 33mila persone poi riportate a forza in Libia o in Tunisia, e nel 2021 Frontex ha avuto un ruolo nel 36% delle intercettazioni libiche mentre appena il 5% delle operazioni nate dalla sua sorveglianza è finito con uno sbarco a Malta o in Italia.

Otto anni di carte con il timbro dell’Onu

I destinatari li conosciamo bene. Il 7 giugno 2018 il comitato sanzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha colpito Abd al-Rahman al-Milad, comandante della guardia costiera di Zawiya, che secondo gli esperti dell’Onu affondava barche di migranti a colpi d’arma da fuoco. Il 27 marzo 2023 la Missione indipendente d’inchiesta sulla Libia ha chiuso il rapporto finale con un verdetto pesantissimo: ragionevoli motivi per ritenere che contro i migranti siano stati commessi crimini contro l’umanità nei luoghi di detenzione controllati, di fatto o sulla carta, anche dalla guardia costiera libica. Uno dei suoi membri, Chaloka Beyani, ha aggiunto che il sostegno europeo quei crimini li ha agevolati.

Poi c’è il mandato d’arresto che la Corte penale internazionale ha spiccato il 18 gennaio 2025 contro Osama Almasri Njeem, capo della polizia giudiziaria libica, per crimini di guerra e contro l’umanità nel carcere di Mitiga: arrestato a Torino, il 21 gennaio era già in Libia, senza che la Corte fosse avvisata.

Il governo che ferma chi salva

Sulle motovedette il governo cambia tono. Il 6 febbraio 2023 il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani (Forza Italia) e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi erano ad Adria a consegnare ai libici una motovedetta nuova. L’11 maggio scorso, quando un’unità libica che secondo Sea-Watch era stata donata dall’Italia ha sparato contro la Sea-Watch 5 con 90 naufraghi a bordo, Roma ha risposto all’ong che la faccenda esulava dalla sua competenza. L’addestramento intanto prosegue, autorizzato dalla Camera per tutto il 2026.

Con le ong il tono resta uno solo. Il decreto flussi dell’ottobre 2024 ha esteso agli aerei delle ong i fermi previsti per le navi, e ad agosto 2025 l’Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile, ha lasciato a terra per venti giorni il Seabird 1 di Sea-Watch. Il 23 agosto il Viminale ha fermato la Sea-Watch 5 per 45 giorni, più 7.500 euro di multa, con l’accusa di non aver cooperato con le autorità libiche. Proprio quelle che le sparano addosso.

Intanto in mare si muore di più. Per l’Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, fra gennaio e metà settembre gli arrivi via mare in Europa sono calati del 39% mentre morti e dispersi sono saliti a 2.292, contro i 1.999 di un anno prima. Salvare chi affoga viene prima di qualsiasi politica, ed è esattamente il pezzo che l’Europa ha lasciato alle ong che il governo multa. È una violenza più feroce di qualche vetrina sbeccata, e fa meno rumore: andate a cercarla sulle prime pagine. Sopra Lampedusa il drone pagato anche da noi continua a volare, e a terra, quando serve, ci finisce l’aereo che lo guarda.