EUDI Wallet, entro dicembre arriva il portafoglio digitale europeo: cosa cambia per SPID, CIE e documenti sull’app IO

Patente, tessera sanitaria, identità digitale e, in futuro, titoli di studio, biglietti e credenziali da utilizzare anche all’estero. Entro la fine del 2026 ogni Paese Ue dovrà mettere a disposizione un portafoglio europeo di identità digitale. L’Italia è tra gli Stati più avanzati e milioni di cittadini utilizzano già “Documenti su IO”. Lo SPID scomparirà? Dovremo scaricare una nuova app? E che fine farà la CIE?

EUDI Wallet, entro dicembre arriva il portafoglio digitale europeo: cosa cambia per SPID, CIE e documenti sull’app IO

Per molti italiani il portafoglio è già diventato più leggero.

La patente e la tessera sanitaria possono essere caricate sull’app IO, paghiamo con lo smartphone e per entrare nei servizi della Pubblica amministrazione utilizziamo SPID o Carta d’identità elettronica.

Quello che sta arrivando, però, è un passaggio ancora più ambizioso: costruire un portafoglio digitale riconosciuto in tutta l’Unione europea.

Si chiama EUDI Wallet, European Digital Identity Wallet. Entro la fine del 2026 gli Stati membri dovranno rendere disponibile almeno un portafoglio conforme alle regole europee. Secondo l’Osservatorio Digital Identity & Wallet del Politecnico di Milano, per l’Italia la corsa è verso la scadenza del 24 dicembre 2026.

Cos’è l’EUDI Wallet e perché è diverso da SPID

La differenza più importante sta in una parola: portafoglio.

Lo SPID serve, soprattutto, a dimostrare online chi siamo quando entriamo nel sito dell’Inps, dell’Agenzia delle Entrate o di un Comune.

L’EUDI Wallet punta, invece, a custodire e condividere digitalmente vere e proprie credenziali verificabili.

Non soltanto l’identità, quindi, ma progressivamente patente, titoli di studio, certificazioni, attestazioni professionali e altri documenti utilizzabili anche oltre i confini italiani.

L’obiettivo europeo è permettere a un cittadino di identificarsi, dimostrare un requisito o condividere soltanto le informazioni necessarie attraverso lo smartphone.

Un esempio? Per dimostrare di essere maggiorenni potrebbe non essere necessario mostrare tutti i dati della carta d’identità, ma soltanto la conferma dell’età.

La Commissione europea sottolinea proprio questo principio: le informazioni vengono condivise solo quando il cittadino sceglie di farlo.

SPID verrà eliminato a dicembre?

No. Ed è probabilmente l’equivoco più importante da evitare.

Il 24 dicembre non è la data di spegnimento di SPID né della Carta d’identità elettronica.

A settembre 2026 risultavano ancora 32 milioni di identità SPID attive, mentre le CIE valide erano 57,4 milioni. CieID aveva raggiunto 14,7 milioni di utenti attivi nei dodici mesi precedenti.

SPID e CIE continuano, quindi, a essere gli strumenti centrali dell’identità digitale italiana durante la transizione.

Il nuovo wallet dovrà inserirsi sopra una base che esiste già, non cancellarla improvvisamente.

La Notizia ha raccontato più volte come SPID e CIE siano ormai diventati la porta di accesso a servizi pubblici digitali, dalle notifiche con valore legale ai pagamenti attraverso l’app IO.

“Documenti su IO” che fine farà?

È proprio da qui che l’Italia parte avvantaggiata.

Secondo il Politecnico di Milano, 12,7 milioni di italiani hanno già attivato Documenti su IO. Nel wallet erano stati caricati complessivamente 21,8 milioni di documenti: circa 11 milioni di patenti, 10,6 milioni di tessere sanitarie e 200mila Carte europee della disabilità.

Questa funzione rappresenta una sorta di ponte verso l’EUDI Wallet.

La sfida ora è trasformare un portafoglio prevalentemente nazionale in uno strumento capace di funzionare secondo standard comuni europei. E non è un dettaglio.

Una patente digitale riconosciuta soltanto in Italia è utile. Una credenziale digitale verificabile automaticamente anche in Francia, Germania o Spagna cambia completamente il modo in cui possiamo usare i documenti.

Cosa potremo fare con il wallet europeo

Le sperimentazioni europee riguardano già centinaia di casi d’uso.

Tra quelli considerati più interessanti ci sono servizi sanitari, banche e pagamenti, mobilità, viaggi, istruzione e rapporti con la Pubblica amministrazione.

Gli stessi italiani, intervistati dall’Osservatorio, indicano tra gli utilizzi più desiderati l’accesso ai servizi sanitari, l’imbarco in aeroporto e il check-in in hotel.

Immaginiamo di arrivare in un albergo all’estero e poter trasmettere i dati necessari per il check-in senza fotografare e inviare il documento. Oppure di iscriversi a un servizio bancario dimostrando immediatamente identità e requisiti attraverso credenziali certificate.

È questa la promessa.

Sarà obbligatorio usarlo?

La filosofia europea è quella della volontarietà per il cittadino.

Il wallet deve essere messo a disposizione, ma la persona mantiene il controllo su quali informazioni condividere. La Commissione insiste, inoltre, sulla necessità di elevati standard di sicurezza e certificazione.

Ed è proprio la sicurezza uno dei nodi ancora aperti.

A novembre nessun Paese europeo disponeva ancora di un wallet nazionale con tutte le funzionalità richieste. L’Italia è tra i Paesi più avanti, ma certificazioni, credenziali e casi d’uso devono ancora essere completati.

Il telefono sostituirà davvero il portafoglio?

Non dal giorno alla notte. Per anni documenti fisici, SPID, CIE e nuove credenziali digitali continueranno probabilmente a convivere, ma il cambiamento è già visibile.

Fino a pochi anni fa tiravamo fuori dal portafoglio patente, tessera sanitaria e carta di credito.

Oggi molte di quelle funzioni sono già dentro un telefono.

L’EUDI Wallet vuole compiere il passo successivo: fare in modo che quello stesso telefono possa dimostrare chi siamo anche fuori dall’Italia, senza consegnare ogni volta più informazioni di quelle realmente necessarie.

Forse sarà proprio questo, più della scomparsa delle tessere di plastica, il cambiamento più importante.