Auto connesse e privacy, cosa sanno di noi GPS, telecamere e sensori: il caso BYD riapre il dossier europeo

Quattordici eurodeputati hanno chiesto alla Commissione Ue di valutare i possibili rischi di sicurezza legati alle auto BYD. Il costruttore cinese respinge le preoccupazioni e afferma che i dati europei non sono accessibili dalla Cina. Il caso, però, apre una domanda che riguarda ormai quasi tutte le automobili moderne: quanti dati raccoglie realmente la nostra macchina e chi può utilizzarli?

Auto connesse e privacy, cosa sanno di noi GPS, telecamere e sensori: il caso BYD riapre il dossier europeo

Per decenni l’automobile è stata uno degli spazi più privati della nostra vita.

Dentro la macchina parliamo, telefoniamo, impostiamo una destinazione, accompagniamo i figli, andiamo dal medico o raggiungiamo il luogo di lavoro.

Poi l’auto è diventata connessa.

Telecamere, GPS, microfoni, sensori, sistemi di infotainment, smartphone collegati via Bluetooth e connessione internet hanno trasformato molti veicoli moderni in veri computer su quattro ruote.

Ed è proprio questa enorme quantità di tecnologia a essere finita nuovamente al centro dell’attenzione europea.

Quattordici membri del Parlamento europeo hanno chiesto alla Commissione di valutare se le automobili BYD possano rappresentare un rischio per la cybersicurezza e se siano necessarie eventuali restrizioni nell’accesso a infrastrutture strategiche o negli appalti pubblici.

BYD sta spiando gli automobilisti europei?

Non ci sono elementi per affermarlo ed è fondamentale dirlo chiaramente.

La richiesta degli eurodeputati è una domanda alla Commissione perché venga effettuata una valutazione del rischio, non la prova che sia avvenuta un’attività di spionaggio.

BYD ha respinto le preoccupazioni, dichiarando a Reuters che i dati elaborati o conservati in Europa non possono essere acceduti da remoto dalla Cina e che BYD Europe non li mette a disposizione di società del gruppo o terzi cinesi.

La Commissione dovrà ora rispondere alla richiesta parlamentare, ma il caso è interessante proprio perché va oltre BYD.

Che cosa può sapere di noi un’auto moderna

Molto più di quanto immaginiamo.

Il Comitato europeo per la protezione dei dati considera i veicoli connessi un ambiente nel quale possono essere trattate informazioni sulla posizione, sugli itinerari, sui contatti memorizzati, sui profili degli utenti e, a seconda delle funzioni utilizzate, anche dati audio.

Pensiamo al navigatore.

Per portarci da Roma a Firenze deve conoscere almeno temporaneamente dove siamo e dove vogliamo andare.

Colleghiamo poi il telefono e l’auto può accedere, se autorizzata, a rubrica, chiamate, musica e altri servizi.

Le telecamere assistono parcheggio e guida.

I sensori controllano ciò che avviene dentro e fuori dal veicolo.

Non significa che tutti questi dati vengano automaticamente inviati a un server remoto o conservati per sempre.

Significa che un’auto moderna produce e tratta una quantità di informazioni che una vecchia automobile semplicemente non generava.

Perché l’Europa parla di sicurezza nazionale

Privacy personale e sicurezza nazionale sono due questioni differenti.

Un conto è chiedersi se un produttore utilizzi correttamente i dati del conducente.

Un altro è valutare che cosa potrebbe accadere se migliaia di veicoli con telecamere, sensori e connessioni attraversassero quotidianamente basi militari, porti, centrali elettriche o altri luoghi sensibili.

È questo il tipo di rischio su cui alcuni eurodeputati chiedono una valutazione.

A febbraio l’Unione europea aveva già adottato un toolbox sulla sicurezza delle catene di fornitura ICT, accompagnato anche da valutazioni di rischio sui veicoli connessi e automatizzati. Il documento non è rivolto a un produttore specifico, ma propone un approccio per individuare e mitigare possibili dipendenze o fornitori ad alto rischio.

Le auto europee sono già obbligate a essere cyber-sicure?

Esiste già una normativa importante.

Le regole Ue sulla sicurezza generale dei veicoli comprendono requisiti di cybersicurezza e si applicano a tutte le nuove automobili immesse sul mercato dal luglio 2024, insieme a sistemi obbligatori come assistenza alla velocità, rilevamento in retromarcia, avviso di stanchezza e registratori degli eventi.

La sfida, però, evolve continuamente.

Un’automobile può ricevere aggiornamenti software per anni, utilizzare servizi cloud e dialogare con applicazioni esterne.

La sicurezza, quindi, non finisce quando la vettura esce dalla fabbrica.

Come possiamo proteggere i nostri dati in auto

Una prima regola riguarda qualcosa che facciamo tutti: collegare il telefono.

Vale la pena controllare quali autorizzazioni concediamo al sistema dell’automobile e rimuovere i dati personali prima di vendere, restituire o riconsegnare una vettura a noleggio.

L’EDPB raccomanda proprio che i veicoli offrano una funzione semplice per cancellare definitivamente cronologia di navigazione, contatti e profili personali quando l’auto cambia utilizzatore.

Suggerisce, inoltre, che posizione e registrazione audio siano segnalate chiaramente all’utente e che, quando possibile, i dati vengano elaborati localmente nel veicolo anziché inviati altrove.

Sono indicazioni che rendono evidente quanto l’automobile stia assomigliando sempre di più a uno smartphone.

Perché il caso BYD interessa particolarmente l’Italia

Perché BYD non è più un marchio marginale.

Le immatricolazioni del costruttore cinese stanno crescendo rapidamente anche in Europa.

Più auto circolano, più la questione dei dati smette di essere teorica.

Questi vale per BYD come per Tesla, Volkswagen, Stellantis o qualsiasi altro costruttore che venda veicoli sempre più connessi.

Il nuovo cruscotto contiene anche la nostra vita digitale

Per molto tempo abbiamo discusso della privacy guardando lo smartphone.

Abbiamo imparato a chiederci quali permessi concedere a un’app, se tenere attiva la posizione e quali dati condividere.

Ora la stessa domanda entra nell’abitacolo.

La prossima volta che saliamo in automobile potremmo sapere esattamente quanti chilometri restano prima della ricarica, dove trovare il parcheggio più vicino e quale canzone ascoltavamo ieri.

Forse vale la pena fare anche la domanda opposta: quante cose sa l’auto di noi?