A San Patrignano, il 23 ottobre, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni (FdI) ha aperto l’incontro internazionale della Coalizione europea contro le droghe (Ecad) sulla prevenzione delle dipendenze. Otto giorni dopo circolava il testo bollinato della legge di bilancio 2027, che porta la puntata massima delle slot da 1 a 2 euro e la vincita da 100 a 200.
Nel 2015, dai banchi dell’opposizione, la stessa Meloni chiedeva alla ministra della Salute Beatrice Lorenzin di trattare l’azzardo come le sigarette e di vietarne la pubblicità, e denunciava che in ogni legge di stabilità ci fosse «una marchetta fatta alle società del gioco d’azzardo». Fare cassa così, diceva, voleva dire incassare oggi e pagare domani «costi sociali altissimi». Quelle parole stanno ancora sul suo sito, dove chiunque può rileggerle. Da quando governa, l’elenco porta la sua firma.
Azzardo: le proroghe e la parola cambiata
Le concessioni di scommesse, slot, videolottery e bingo il governo le ha prorogate con tre leggi di bilancio, quella del 2023 fino al 2024, quella del 2025 fino al 2026 e ora fino al 31 dicembre 2029. Nel 2023 è arrivata la quarta estrazione settimanale delle lotterie, nata per le alluvioni in Emilia-Romagna, Marche e Toscana e poi resa permanente, e adesso tocca alla quinta, il mercoledì, per cui la relazione tecnica prevede giocate in crescita del 4 per cento. Secondo il centro studi di Unimpresa le norme sui giochi della manovra valgono 2,5 miliardi di entrate in tre anni.
Poi c’è la parola. La legge delega fiscale del 2023 imponeva la “diminuzione dei limiti di giocata e di vincita”, e con una legge dell’agosto 2025, ha ricostruito Pagella Politica, un emendamento di Fratelli d’Italia approvato con il parere favorevole del governo l’ha trasformata in “revisione”, tanto che sulla relazione tecnica della manovra la stessa testata ha contato 16,8 miliardi giocati alle slot nel 2029, quasi quattro in più dei 12,9 previsti con le vecchie regole. Una parola sola. E chi installa macchine che restituiscono almeno il 70 per cento pagherà un prelievo del 20 per cento, cinque punti sotto quello ordinario.
Lo sconto e il fondo cancellato
Ai concessionari la manovra concede pure uno sconto. La legge di stabilità 2015 impose alla filiera delle slot un contributo di 500 milioni, di cui restano da incassare 89,47 milioni. Chi rinuncia alle cause che ha intentato contro lo Stato potrà pagarne fino al 20 per cento in meno, senza interessi. Nel 2015 si sarebbe chiamata marchetta.
Intanto la legge di bilancio 2025 ha abolito il Fondo per il gioco d’azzardo patologico, 44 milioni l’anno, e l’Osservatorio sull’azzardo istituito nel 2012 presso il ministero della Salute, e ha fatto confluire le risorse in un fondo unico che copre tutte le dipendenze. A marzo 2025 la maggioranza ha approvato nella commissione Cultura del Senato una risoluzione che chiede al governo di valutare la modifica del divieto di pubblicità del decreto Dignità. Con la legge di bilancio 2026 è nato perfino un gioco nuovo che finanzia il Coni.
Eppure i numeri sono pubblici. L’Istituto superiore di sanità (Iss), che nel 2018 ha condotto la prima indagine epidemiologica, stimava 1,5 milioni di giocatori problematici e altri 1,4 milioni a rischio moderato, e il Libro nero dell’azzardo di Cgil, Federconsumatori e Fondazione Isscon conta 165 miliardi giocati nel 2025 e circa 22 miliardi persi. Luciano Gualzetti, presidente della Consulta nazionale antiusura, già nel 2024, quando il governo prorogava le concessioni al 2026, parlava di azzardo usato come “leva fiscale sulla pelle delle persone più fragili”.
A San Patrignano, davanti a chi dalle dipendenze è uscito, Meloni ha parlato di prevenzione. Nella relazione tecnica della sua manovra, dove la puntata raddoppia, chi gioca è una voce delle entrate, e più gioca, più rende.