A Gaza è la quiete prima della tempesta

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Dalla Redazione

Israele ha accettato solo un cessate il fuoco di 12 ore dalle 7 di oggi, chiesto da John Kerry e dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon.

Di Marcello Di Napoli

Kerry ci ha provato. Ma il suo tentativo di far cessare il fuoco tra Israele e Hamas non è andato a buon fine. Infatti al termine della riunione del gabinetto di sicurezza presieduto dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, è stata bocciata la proposta di tregua avanzata dagli Usa, alla quale Hamas aveva sostanzialmente dato l’ok. Quindi, per ora, non si fa nulla. Finchè non ci saranno delle modifiche. Nella bozza di accordo proposta dagli americani era prevista una settimana di stop ai combattimenti, che sarebbe cominciata nel fine settimana. Durante il cessate il fuoco si sarebbe lavorato a una tregua più duratura, ma l’Esercito israeliano vuole rimanere all’interno della Striscia per continuare a localizzare e distruggere i tunnel. Fosse entrata in vigore la tregua ampliata, Israele e Hamas avrebbero dovuto sedersi a un tavolo negoziale per definire un’ipotesi di intesa più vasta. Ma niente di tutto ciò.

Gli attacchi
E ieri mattina, nonostante le voci di tregua, la frangia più radicale di Hamas ha lanciato almeno tre missili a lunga gittata verso l’aeroporto internazionale Ben Gurion di Tel Aviv. Un’abitazione, inoltre, sarebbe stata colpita da un razzo lanciato dalla Striscia di Gaza ad Ashkelon, nel sud di Israele, dove lo scudo Iron Dome ha intercettato una decina di razzi. Nonostante ciò, Air France e Lufthansa (insieme alle controllate Germanwings, Austrian Airlines, Swiss e Brussels Airlines) hanno annunciato oggi che domani riprenderanno i voli per l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Al 18esimo giorno di combattimenti ormai le vittime palestinesi sono oltre 800, in gran parte civili, e 33 quelle israeliane. E mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha chiesto un corridoio umanitario per evacuare i feriti e far entrare beni a Gaza, la situazione è diventata molto tesa anche in Cisgiordania. In un’atmosfera di rivolta, cinque palestinesi sono rimasti uccisi nel corso di manifestazioni di solidarietà con la popolazione della Striscia e contro l’esercito israeliano.

Le manifestazioni
Sono diverse le manifestazioni in tutto il mondo contro l’attacco israeliano a Gaza. Ieri, del resto, era il giorno di Al-Quds (Gerusalemme, in arabo), la ricorrenza antisionista istituita nel 1979 dall’ayatollah iraniano Khomeini contro Israele e “l’occupazione israeliana in Palestina” che si celebra ogni anno l’ultimo venerdì del Ramadan. A Teheran decine di migliaia di persone hanno messo al rogo stelle di David, bandiere americane e i volti di Netanyahu e Obama, spesso ritratti con sembianze demoniache. Seyyed Hassan Nasrallah, il leader delle milizie Hezbollah libanesi alleate di Damasco, ha equiparato in una rara apparizione in pubblico a Beirut, la “resistenza” del regime siriano “contro il progetto sionista” a quella dei palestinesi di Gaza. Tensione anche a Berlino, dove a un corteo contro l’offensiva israeliana “Confine Protettivo” a Gaza si era unito un gruppo di neonazisti, subito cacciati da alcuni partecipanti. A Parigi, invece, la prefettura ha vietato la manifestazione pro Palestina prevista per oggi, dopo i disordini e gli episodi antisemiti di qualche giorno fa.

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