La Sveglia

A Gaza la guerra entra in classe

La guerra entra in classe. A Gerusalemme Est con le uniformi, a Ramallah con le gomme da cancellare.

Il 4 febbraio Israel Hayom ha anticipato un progetto del Home Front Command: riservisti arabofoni, in divisa, dentro una scuola pilota palestinese per lezioni di “emergency awareness”. Avvio a maggio, coordinamento con municipio e comitati dei genitori. The New Arab ha ripreso la notizia. L’esercito spiega che è educazione civile. L’immagine è un soldato davanti a un banco.

Nelle stesse settimane, documenti diffusi da Quds parlano di una lettera del 19 gennaio 2026 del ministro dell’Istruzione Amjad Barham al ministro delle Finanze e di un incontro del 27 gennaio con funzionari europei: richieste di modifiche ai manuali, dalla prima alla decima classe. Rimozioni e sostituzioni: l’inno nazionale in prima, riferimenti ai prigionieri, formule su Gerusalemme, mappe, termini storici. Palestine Chronicle e MEMRI rilanciano. Bruxelles, nei testi pubblici sugli aiuti, parla di riforme e condizionalità, senza elenchi di pagine.

Intanto Gaza continua a contare. Fonti mediche palestinesi parlano di centinaia di vittime dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco indicata a ottobre; i numeri restano senza verifica indipendente e senza distinzione tra civili e miliziani. L’Unicef segnala 37 bambini uccisi dall’inizio del 2026.

Un ospedale diventa campo di contesa. Medici senza frontiere interrompe attività al Nasser di Khan Younis dopo segnalazioni di uomini armati nell’edificio; la direzione respinge e chiede di ritrattare. La neutralità si discute in corsia.

Uniformi tra i banchi, parole che spariscono dai libri, corsie che si svuotano. La battaglia per Gaza si gioca anche qui: chi insegna, cosa si può dire, quali mappe restano appese. La pace viene pronunciata nei comunicati. La guerra decide il lessico.