A Milano è bufera sul call center di Expo. C’è già un servizio ad hoc, ma Pisapia vuole ricorrere a una società esterna

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di Alessandro Barcella

Potrebbe essere la classica “goccia che fa traboccare il vaso”. I lavoratori della direzione Centrale Siad (i servizi informativi e per l’agenda digitale del Comune di Milano) sono esasperati: “smettetela di esternalizzare i nostri servizi”. Nel mirino di dipendenti e sindacati l’ipotesi di istituire, e ancora una volta appaltare all’esterno, un centralino a supporto del flusso turistico di Expo 2015. Roberto Firenze è delegato sindacale Usb del Comune: “Al momento non c’è alcuna determina dirigenziale o delibera di Giunta, ma se ne sta parlando: si tratta di una proposta segnalata, sulla base della normativa comunitaria, alla Commissione Europea e che potrebbe poi essere messa regolarmente a bando”.

Un’infoline che vale oro
Un’ipotesi che, se confermata, rappresenterebbe a detta dei 140 lavoratori un ulteriore aggravio di una situazione generale già precaria. “Ai tempi della gara d’appalto per l’infoline del Comune, il servizio che è oggi lo 02.02.02., esisteva un centralino interno, che avrebbe potuto essere ampliato: lo si chiuse, ricollocando i circa quindici lavoratori. Pensiamo che in questo momento – prosegue Firenze – lo 02.02.02. dovrebbe tornare al Comune di Milano. Rispetto poi al call center di Expo, io personalmente credo sia un servizio assolutamente ridondante. Perché non dare invece in carico il centralino ad uno 02.02.02. potenziato? Ci sarebbe da fare un discorso sulla qualità di questo servizio: spesso chi lo utilizza rimane in linea in attesa per parecchio tempo o non ottiene risposte adeguate”.
La gara d’appalto per l’infoline del Comune di Milano viene aggiudicata nell’aprile 2009, dando a Telecom un contratto da quasi 12 milioni di euro Iva esclusa (11,797) gestito operativamente dai centralinisti di Almaviva. Il gruppo della famiglia Tripi dichiara un numero di dipendenti totali (tra Italia, Brasile, Tunisia e Shanghai) di quasi 27 mila persone, per un fatturato di oltre 700 milioni di euro. Lo stesso gruppo che, tuttavia, sta trattando coi sindacati per i contratti di solidarietà a 2000 lavoratori italiani.

La protesta
Questo nuovo “scippo” ai danni dell’amministrazione potrebbe accelerare il declino del Siad: un esercito di generali (21 tra dirigenti e posizioni organizzative) le cui truppe si assottigliano col passare del tempo. “La nostra pianta organica è inadeguata – conclude il sindacalista -. Fino a qualche anno fa eravamo 170-180: oggi quasi tutte le attività più qualificate vengono gestite di fatto dalle aziende esterne, a cui la maggior parte di noi fa da complemento. Al Comune chiediamo di investire sulla formazione per riqualificare questo pacchetto di 140 dipendenti”.

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