A Napoli continua la lunga scia di sangue. Questa notte ucciso in auto il pentito Musto. Otto omicidi in undici giorni

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A Napoli si continua a morire. Sotto ormai gli omicidi in agguati in undici giorni tra Napoli e provincia. Questa notte l’ultimo, ai danni di un pregiudicato di Torre Annunziata, Alberto Benvenuto Musto, di 32 anni, morto durante il trasporto all’ospedale di Boscoreale.

Soltanto sabato scorso, invee, alle 14,30, nel centro di Afragola è stato ucciso Remigio Sciarra. Il 52enne, ritenuto vicino al clan Cennamo era a bordo della sua auto quando è stato affiancato da uno scooter e il sicario gli ha esploso contro due colpi. Uno lo ha centrato alla nuca e un altro ha ferito alla mano la moglie di 50 anni che era accanto a lui. Si è salvata grazie al cellulare che stringeva tra le mani.

La lunga scia di sangue è partita il 25 maggio scorso, quando a morire sotto i colpi di pistola, sempre ad Afragola, fu Salvatore Caputo, 72 anni. Era in auto in via Benedetto Croce quanto fu bersaglio di dieci colpi di pistola; l’uomo, imprenditore edile ed ex assessore, era vicino al clan Moccia, egemone in un’area in cui si muovono interessi anche delle cosche per i milionari appalti di lavori pubblici legati alle infrastrutture per la stazione dell’Alta velocità di Afragola.

Poche ore dopo sicari hanno colpito a Giugliano. Vincenzo ed Emanuele Staterini, padre e figlio, sono stati uccisi da un uomo in scooter con il volto coperto. Erano in un bar-tabaccheria e giocavano alle slot machine. Per questo omicidio c’è un collegamento con la faida del rione Sanità a Napoli, dato che Staterini padre era il cognato di un boss dei Vastarella.

Nella notte tra il 26 e il 27 maggio a morire è stato il 29enne Carmine Picale. Era in un pub della riviera di Chiaia a Napoli quando un uomo gli ha esploso contro tre colpi di pistola. Secondo le ricostruzioni, sarebbe stato vittima di un regolamento di conti dopo una rissa in discoteca avvenuta qualche ora prima.

Il 27 maggio a morire sono stati zio e nipote dei Nappello, entrambi di nome Carlo. Venti colpi di pistola in via Valente a Miano per ucciderli sul colpo. Secondo glim investigatori si tratta della faida per il controllo delle piazze di spaccio di via Janfolla, prima sotto il controllo dei Lo Russo, adesso tutti pentiti.