A Napoli taroccano pure Cucchi

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di Gaetano Pedullà

A sparare è stato un carabiniere, ma il povero Davide, ucciso giovedì scorso a Napoli, in realtà è stato ammazzato da quella cultura di cui si alimenta Gomorra: disprezzo dello Stato, sfida aperta alle forze dell’ordine, nessun rispetto per le regole, come quella di non fuggire a un posto di blocco. Una storia tragica alla quale mancava un epilogo ancora più tragico: la profanazione del corpo senza vita del ragazzo, lanciato ieri in rete per farne il simbolo sbagliato di una causa giusta. I familiari della povera vittima vorrebbero farne infatti un nuovo caso Cucchi, il ragazzo arrestato nel 2009 a Roma e morto dopo pochi giorni di prigione. Un nuovo emblema, dunque, della prevaricazione della forza pubblica. Le due storie però non combaciano. Su Cucchi furono commessi abusi in modo gratuito e lo Stato ha condannato alcuni degli accusati. Davide Bifolco invece ha reagito costringendo i carabinieri a una caccia all’uomo carica di tensione, come dimostrano i filmati diffusi dalla stessa difesa dei familiari. In quartieri come Traiano tre ragazzi che fuggono in motorino possono essere benissimo dei killer e di gente ammazzata da ragazzini di quella età sono piene le fosse.
Morire a 17 anni è qualcosa di drammatico, ma lo è di più vedere come Davide è adesso strumentalizzato proprio da chi gli ha insegnato a reagire davanti ai carabinieri in quel modo assurdo. Gli stessi parenti che ora vorrebbero giustizia da istituzioni – polizia compresa – su cui evidentemente fino a ieri sputavano. Perché lo Stato è un nemico, ma può essere anche un fesso se poi qualcuno paga profumatamente per risarcire un eccesso di potere. Unico problema: dimostrare che quella triste notte nel quartiere Traiano ci fu davvero un eccesso da parte dei carabinieri. Un nuovo caso Cucchi che questa volta però sa davvero di tarocco.

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