A Palermo la Polizia smantella lo storico mandamento mafioso della Noce. Ricostruito l’organigramma, le dinamiche sul territorio e i rapporti con le altre famiglie

dalla Redazione
Cronaca

La Polizia di Stato ha condotto a Palermo una importante operazione antimafia, denominata “Padronanza”. Circa 100 uomini della Squadra Mobile, su delega della Dda del capoluogo siciliano, hanno dato esecuzione a un’ordinanza cautelare emessa dal Gip di Palermo nei confronti di 11 soggetti, indagati, a vario titolo, per associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione aggravata, trasferimento fraudolento di valori aggravato ed altri gravi reati.

“Dalle indagini – riferisce la Polizia – è emersa una radiografia del mandamento mafioso della Noce e l’allarmante quadro di una organizzazione mafiosa cittadina sempre vitale e pronta ad intessere rapporti illeciti pur di raggiungere il profitto economico. Nella geografia mandamentale cittadina quello della Noce è stato sempre uno snodo strategico per gli interessi economici di Cosa Nostra palermitana e studiarne quindi le dinamiche è servito agli agenti per ragionare anche sulla capacità di riassetto dell’intera organizzazione mafiosa”.

L’inchiesta ha fatto luce sui delicati equilibri “intrafamiliari” all’interno del mandamento, in specie tra le famiglie della Noce e di Cruillas, registrando una strutturata spartizione di compiti, anche all’interno della singola “famiglia”, con “deleghe” affidate a uomini di fiducia, in relazione a diversi campi di interesse economico: appalti, compravendite di terreni, scommesse on line ed estorsioni.

E’ stato accertato, in particolare, che esponenti del mandamento della Noce “abbiano avuto contatti con omologhi di altre strutture mandamentali in un periodo storico, quale è stato per cosa nostra quello del 2018, in cui, per la prima volta dopo decenni, era tornata a riunirsi la commissione provinciale”. “Alla luce di tali contatti – riferiscono ancora gli inquirenti -, è plausibile che anche esponenti di tale mandamento siano stati coinvolti in quell’importante progetto, riservato solo ai più autorevoli esponenti di cosa nostra palermitana, volto alla riorganizzazione della consorteria criminale”.

Dall’inchiesta è emerso che una ristretta cerchia di sodali, guidata dall’anziano boss Giovanni Nicoletti (deceduto a febbraio) esercitava il controllo capillare della vasta porzione di territorio ricadente nell’area cittadina di Cruillas. Biagio Piranio, meccanico pressoché incensurato, rappresentava l’alter ego di Nicoletti sul territorio, filtrando gli appuntamenti per il capo e gestendo la rete relazionale della famiglia mafiosa in modo da garantire la riservatezza delle comunicazioni. Piranio, inoltre, curava per conto dello stesso boss, il settore della mediazione nelle transazioni immobiliari; la Polizia ha, infatti, documentato diversi episodi di compravendita di terreni in cui acquirente e venditore hanno dovuto versare nelle casse dell’organizzazione mafiosa una somma di denaro a titolo di sensaleria.

La famiglia mafiosa era molto attiva anche nelle estorsioni e nella gestione delle scommesse abusive sulle piattaforme on line; delegato alla cura di questi affari, era Francesco Di Filippo, efficiente terminale operativo di Nicoletti. Di Filippo poteva contare su un gruppo di soldati spregiudicati e sempre pronti ad organizzare pestaggi e danneggiamenti. Tra questi, Angelo De Luca e Vincenzo Lanno; il primo, su mandato di Di Filippo, si è anche reso responsabile di un incendio di un terreno a scopo intimidatorio mentre Lanno, in compagnia di De Luca, è stato fermato da personale della Squadra Mobile poco prima di compiere il pesante danneggiamento di una rivendita di auto.

A Di Filippo, inoltre, erano demandati i compiti di collegamento con gli esponenti delle altre famiglie mafiose. Tra gli incontri più rilevanti, possono citarsi quelli con Masino Inzerillo, capo del mandamento di Passo di Rigano, che ha più volte ricevuto Di Filippo per mediare il prezzo di alcune estorsioni. Per tale motivo, Di Filippo è stato tratto in arresto nello scorso mese di luglio durante l’operazione “New Connection”. Giuseppe Carella era l’interfaccia economica di Nicoletti sul territorio; tramite due ditte di costruzione, fittiziamente intestate ad Alfonso Siino e oggi sottoposte a sequestro preventivo, Carella aveva conquistato una rilevante quota di mercato nel settore dell’edilizia.

Nel febbraio del 2018, con l’operazione “Game Over”, Nicoletti era stato assoggettato a misura cautelare, determinando lo spostamento degli equilibri interni al mandamento verso la famiglia della Noce e, segnatamente, sulla persona di Salvatore Alfano, uomo d’onore di quest’ultima famiglia, tornato in libertà nel novembre del 2015 dopo una lunga detenzione scaturita dall’indagine “Gotha”. Alfano, dopo la scarcerazione, ha mantenuto un profilo basso e riservato per un lungo periodo fino a quando l’arresto di Nicoletti e, pochi mesi dopo, di Giovanni Musso, all’epoca reggente della famiglia della Noce, lo hanno “obbligato” ad assumere la responsabilità di riorganizzare la compagine mafiosa, ponendosi quale punto di riferimento dell’intero mandamento.

A partire da quel momento, tra i mesi di giugno e dicembre 2018, ad ulteriore testimonianza della centralità del boss della Noce nelle dinamiche mafiose palermitane, sono stati documentati numerosi incontri tra lo stesso Alfano e diversi personaggi di spicco di cosa nostra palermitana. Tra i tanti, vale la pena di citare Settimo Mineo, capo del mandamento di Pagliarelli, Ignazio Traina, di Santa Maria di Gesù, Girolamo Monti, di Borgo Vecchio, Salvatore Machì, di Brancaccio. “Si tratta di un momento storico di grande valenza strategica per l’organizzazione mafiosa – scrive ancora la Polizia -; nel maggio del 2018, infatti, per la prima volta dopo decenni e proprio su iniziativa di Settimo Muneo, era tornata a riunirsi la commissione provinciale di cosa nostra. Appare, pertanto, del tutto plausibile, anche alla luce delle successive acquisizioni tecniche, l’ipotesi che Alfanosia stato in qualche modo coinvolto in quell’importante progetto riservato ai più autorevoli esponenti di cosa nostra palermitana”.

Nel dicembre del 2018, l’operazione dei Carabinieri Cupola 2.0, con la quale sono stati tratti in arresto Settimo Mineo e numerosi altri protagonisti di quella vicenda, ha comportato una sovraesposizione mediatica di Alfano che lo ha indotto a delegare la gestione dell’ordinaria amministrazione a Girolamo Albamonte, riservandosi di intervenire nelle questioni più delicate. È il caso, ad esempio, di una sconsiderata pretesa estorsiva avanzata da Di Filippo e De Luca, prontamente ridimensionata dal boss della Noce, in danno di un commerciante che era già a posto con l’organizzazione mafiosa.