A pezzi il Piano dell’Unione. Nessuno vuole gli immigrati. La redistribuzione dei disperati sarà su base volontaria

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Un osso dovevano pure darlo per far vedere che qualcosa questa Europa la fa davanti a centinaia di morti. Almeno 1.700 le vite perdute nel Mediterraneo solo nei primi mesi di quest’anno. E l’osso è arrivato sotto forma di qualche nave e qualche euro in più alla missione Triton. Per il resto dal vertice straordinario chiesto ieri dall’Italia ai partner europei è arrivato veramente poco. il rafforzamento in tempi brevi delle missioni (c’è anche Poseidon oltre a Triton) non risolve il problema. Soprattutto se non si cambia la natura stessa di Triton, trasformandola da operazione di controllo delle frontiere in missione umanitaria.

NULLA DI NUOVO
Altro punto strategico del piano, praticamente stravolto, è lo smantellamento della rete di trafficanti di esseri umani, il sequestro dei loro beni e il loro processo. Più facile a dirsi che a farsi e comunque nulla che non fosse già previsto prima. C’è poi l’identificazione, cattura e distruzione sistematica delle imbarcazioni utilizzate dai trafficanti. A questo scopo è stato affidato all’Alto rappresentante per la politica estera Ue, Federica Mogherini, un incarico esplorativo per sondare la disponibilità generale a una missione Pesd in accordo con la legge internazionale sotto l’ombrello Onu.

NIENTE COMUNICAZIONE
Affidato poi a Europol il compito di combattere le attività dei trafficanti su internet. In programma anche l’incremento della cooperazione con Tunisia, Egitto, Mali, Niger e altri Paesi per monitorare e controllare flussi di migranti e rifugiati prima che arrivino sulle coste del Mediterraneo. Anche qui però nulla che non si facesse prima. In questi Paesi si potrà inviare personale Ue per raccogliere informazioni sui flussi dei migranti e cooperare con le autorità locali. Bocciata invece l’idea di un progetto di comunicazione per dissuadere i disperati a imbarcarsi. Si lavorerà di più con i partner regionali per incrementare le loro capacità di controllo delle frontiere e di gestione di operazioni di ricerca e soccorso.
Ci sono poi le solite buone intenzioni sui rimpatri veloci dei migranti irregolari coordinati da Frontex e focalizzati sui Paesi Ue di frontiera e l’avvio di un progetto pilota per la ridistribuzione di almeno 5mila richiedenti asilo in vari Paesi su base volontaria. Qualcuno aderirà? Per ora è corsa a stare alla larga. Previsto infine l’incremento degli aiuti di emergenza ai Paesi di frontiera e l’invio di personale dell’Agenzia europea per l’asilo nei Paesi di arrivo dei richiedenti al fine di contribuire all’esame delle loro domande, ma anche alla loro identificazione attraverso le impronte digitali. Può bastare tutto questo per fermare un esodo biblico? La risposta è fin troppo facile, purtroppo.