A Roma Giachetti fa finta di crederci. E annuncia il no ad apparentamenti al ballottaggio

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“Siamo arrivati alla finale di Champions League dopo aver fatto i preliminari”. Roberto Giachetti, candidato del Pd arrivato al ballottaggio a Roma, usa una metafora calcistica per spiegare il suo percorso elettorale. Che domenica 19 giugno si concluderà, nel bene o nel male. Al di fuori dell’immagine sportiva, l’esponente dem afferma in maniera chiara: “Abbiamo fatto un grandissimo lavoro se pensiamo a qual era punto partenza. Due mesi fa eravamo quarti nei sondaggi dietro Meloni e Marchini. Sono convinto che questo risultato è passato attraverso una grande umiltà, attenzione e ascolto ai tanti problemi”. Ripercorrendo le tappe della sua corsa, ricorda: “Sapevo perfettamente che sarebbe stata un’impresa quasi proibitiva, e ho deciso di assumermi la responsabilità perché ero convinto che con la mia storia e le mie idee sarei stato in grado di cambiare la proibitività di questa vicenda”.

Dunque, nel corso della conferenza stampa, Giachetti sembra credere davvero nella grande rimonta a Virginia Raggi, che al primo turno ha un vantaggio di oltre il 10%. “Abbiamo faticato per far capire ai romani quale fosse la differenza di idee e proposte in questa città. Abbiamo avuto difficoltà al confronto. Ma adesso cambia la musica”.

La strategia di Giachetti per il ballottaggio a Roma
Per il secondo turno Giachetti lascia intendere di voler giocare una partita personale. “Se vinco, vince Giachetti. E se perdo, perde Giachetti”. E chiede quindi di “non accostare Renzi a questa vicenda”, incluso il calo di voti del Pd a Roma. Il candidato dem al Campidoglio si mostra decisamente soddisfatto del risultato ottenuto domenica 5 giugno. “Sono convinto che dentro questo risultato ci sia una parte della città che ha capito i nostri errori. Adesso c’è da eleggere il sindaco. C’è la mia storia e quelle di Virginia Raggi, le mie idee e quelle di Virginia Raggi”. Nel suo intervento cerca di entrate nel merito dei problemi: “Io sono a favore delle Olimpiadi perché sono una straordinaria opportunità per la città,perché portano 170 milaposti di lavoro. La Raggi è contraria. Io sono a favore dello Stadio della Roma per quanto può offrire di buono e la Raggi no”. Da queste basi “saranno i romani a decidere sulla competenza di ciascuno”.

Per quanto riguarda possibili apparentamenti al secondo turno, il vicepresidente della Camera è parso sicuro: “Io non ho bisogno di chiedere incontri a nessuno. Incontrerò i romani. Io con Fassina ho provato ad avere un dialogo dall’inizio delle primarie, ma sono stato trattato in un certo modo”. “Non penso – conclude Giachetti – che gli elettori di Sinistra italiana siano dei pacchi postali”.