Niente scontri al funerale

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di Antonello Di Lella

Uniti per un giorno. I colori delle squadre di Ancona, Taranto, Lecce, Genoa, Palermo, Pro Vercelli, Fiorentina, Atalanta, Catania, Pescara e Milan tutti insieme nel nome di Ciro Esposito. È una piccola vittoria quella compiuta nella giornata di ieri a Napoli per l’ultimo saluto al tifoso morto in seguito al colpo di pistola che lo ha colpito alla schiena poche ore prima della finale di Coppa Italia a Roma. Ed esploso, presumibilmente, dall’ultrà giallorosso Daniele De Santis. Cori, striscioni, sciarpette: 20 mila persone e tanti tifosi giunti a Scampia, nella piazza che da ieri è intitolata a Ciro Esposito, da tutta Italia. Nessuno scontro né a Napoli né altrove finora. Con la famiglia del ragazzo che l’ha gridato forte: “Nessuna violenza nel nome di Ciro”. Non resta che augurarselo, perché non mancava qualche maglietta con su scritti messaggi non proprio distensivi: “La diffida non cambia la mia vita”. Il timore più grande per gli addetti alla sicurezza, ora è la possibile ritorsione nei confronti dei tifosi della Roma. E nella folla c’era anche “Genny ‘a carogna”, il tifoso del Napoli che quella sera trattò con la pubblica sicurezza.

Nessuna violenza in suo nome

Silenzio totale quando ha preso la parola Antonella Leardi, la madre di Ciro: “Prego perché il sacrificio di mio figlio non sia vano”. La signora Leardi in questi giorni con tanta freddezza è riuscita sempre a placare gli animi più accesi. Per il mondo dello sport è divenuta un modello. “È stata un gigante della vita”, ha detto il presidente del Coni Giovanni Malagò, “ora quello che conta è ciò che accadrà domani, tra un anno e per l’eternità”. Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente del Napoli Aurelio De Laurentis: “Antonella ha avuto una grande forza in questa Italia scorretta”. A ribadire il messaggio della famiglia c’ha pensato anche il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, mettendo da parte l’odio e invocando giustizia: “Deve pagare anche chi non ha garantito l’ordine pubblico”.

Caccia al tifo da guerra

Giovedì la conferma dell’autopsia di un colpo partito ad altezza uomo. Nella giornata di ieri la consegna, al pm Eugenio Albamonte, della cassetta con la registrazione audio in cui Ciro farebbe il nome di De Santis. Ma intanto continua la lunga sfilata di testimoni. Ed è tornato a parlare pure il ministro della Giustizia Angelino Alfano promettendo a breve norme più severe per combattere la violenza negli stadi. Ora, però, occorrerà tradurle in fatti, dopo le parole di ieri e dei giorni che seguirono la finale di coppa Italia di maggio. “A breve il consiglio dei ministri esaminerà il pacchetto di norme messe a punto dal Viminale e dal mondo sportivo”, ha annunciato Alfano, “in modo che entrino in vigore fin dall’inizio del prossimo campionato. Intendiamo cacciare i violenti dagli stadi. Occorrono norme molto dure”. Per evitare altri casi del genere e vendette nel corso della prossima stagione sportiva. Lo ha sottolineato pure il pastore all’inizio dell’ultimo saluto a Ciro: “Mi rivolgo a tutte le tifoserie d’Italia: allo stadio portate sciarpe, bandiere, fischietti, trombe. Non coltelli spranghe e pistole”. Un auspicio purtroppo sentito troppe volte e altrettante messo da parte da quelle frange violente che, come confermano le cronache sportive degli ultimi anni, continuano a scambiare lo stadio per un territorio franco dove tutto è consentito. Sono ancora molteplici le partite da bollino rosso, dalla serie A all’ultima serie. Trasferte vietate, scontri tra ultrà e con la polizia. Con la speranza di vedere un giorno sciarpe e magliette di colore diverso insieme come accaduto per salutare Ciro.

 

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