Abbandono scolastico in calo, all’8,2% nel 2025. Ma le città restano indietro e tra gli stranieri la dispersione cresce

L'Italia centra il target europeo con l'8,2 per cento. Nelle città però si resta al 9,5 e a Catania ne abbandonano uno su quattro

Abbandono scolastico in calo, all’8,2% nel 2025. Ma le città restano indietro e tra gli stranieri la dispersione cresce

Nel primo municipio di Catania, quello che dal porto risale verso San Cristoforo, quasi quattro giovani su dieci fra i 18 e i 24 anni hanno lasciato la scuola prima del diploma: il 39,5 per cento contro il 14,1 della terza circoscrizione, che sta nella stessa città e si raggiunge in venti minuti di autobus. Il conto è dell’osservatorio di Openpolis e Con i Bambini sui dati Istat raccolti per la commissione periferie, e va letto accanto ai comunicati di questi mesi.

Perché quella fotografia dice una cosa esatta. Nel 2025 l’abbandono scolastico precoce in Italia è sceso all’8,2 per cento, sotto il traguardo europeo del 9 fissato per il 2030 e sotto la media dell’Unione ferma al 9,1, e il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha parlato di mezzo milione di ragazzi tolti alla strada, al lavoro nero e alla criminalità organizzata. La cifra regge. Ma c’è un ma.

Le città che restano sopra la soglia

Nel resto d’Europa l’abbandono è un fatto rurale: nelle campagne arriva al 9,6 per cento e nei centri a urbanizzazione intermedia supera il 10, mentre nelle città scende all’8. Qui da noi funziona esattamente all’opposto ed è nelle città, lì dove le scuole sono più vicine e più numerose, che il paese resta sopra il traguardo di Bruxelles: 9,5 per cento contro il 7,3 delle aree intermedie. I dati comune per comune sono fermi al censimento del 2021 e dicono che a Catania l’abbandono tocca il 26,5 per cento, mentre Palermo si ferma al 19,8 e Napoli al 17,6.

Fra i giovani con cittadinanza non italiana la faccenda cambia di grado, perché a Catania ha lasciato la scuola il 68,6 per cento e a Bari il 60, e perfino a Roma e a Milano, che chiudono la classifica in coda, si supera comunque un terzo. Sul piano nazionale il divario è quello fra il 26,2 per cento degli studenti stranieri e il 6,7 degli italiani. A Catania il 36,5 per cento di chi lascia ha genitori senza diploma: l’ascensore sociale, da queste parti, è fermo al piano di partenza.

Il record che si regge sull’inglese

Il conteggio degli abbandoni misura chi esce dall’aula e ignora chi ci resta senza imparare. Il Rapporto annuale 2026 dell’Istat mette in fila però anche i due numeri più critici: il 36 per cento degli studenti all’ultimo anno di superiore ha competenze inadeguate in italiano e matematica, contro il 33 dell’anno prima, e frequentare un istituto professionale moltiplica per sedici il rischio di dispersione rispetto al liceo. Il governo, da parte sua, ha autorizzato 532 nuovi percorsi quadriennali della filiera tecnologico-professionale, che arriva così a oltre 700 istituti. Rafforza proprio il canale dove il rischio corre più alto, e lo chiama merito.

Il Rapporto Invalsi 2026 ha poi fatto scendere la dispersione implicita, cioè i diplomati senza competenze di base, dall’8,7 al 6,3 per cento, un salto notevole che però è trainato quasi per intero dall’inglese, mentre italiano e matematica stanno dove stavano due anni fa. E alla primaria si arretra: in quinta elementare raggiunge la sufficienza in matematica il 63 per cento dei bambini contro il 72 del 2019.

Restano i soldi, che è la parte in cui le percentuali smettono di essere retorica. Il piano contro la dispersione vale 1,5 miliardi e sono soldi del Pnrr, con la rendicontazione finale fissata al 15 ottobre 2026 e nulla di strutturale annunciato al loro posto, mentre il comma 828 della legge di bilancio ha già tagliato 5.660 posti dell’organico dell’autonomia dal 2025/2026 e altri 2.174 collaboratori scolastici dalle superiori da quest’anno. In quel municipio di Catania la campanella suonerà lo stesso, come ogni settembre. Suonerà per chi è rimasto.