Ad Abu Dhabi il vertice di pace per l’Ucraina si rivela un flop. Per Putin l’incontro è stato utile ma serviranno altre sei settimane di trattative con Zelensky

Ad Abu Dhabi il vertice per l'Ucraina è un flop. Per Putin l'incontro è stato utile ma servirannno altre 6 settimane di trattative con Kiev.

Ad Abu Dhabi il vertice di pace per l’Ucraina si rivela un flop. Per Putin l’incontro è stato utile ma serviranno altre sei settimane di trattative con Zelensky

Se qualcuno riponeva grandi aspettative nei colloqui di Abu Dhabi tra Usa, Ucraina e Russia, allora è destinato a restare deluso. Il vertice nella capitale degli Emirati Arabi Uniti si è concluso, come da pronostico, con un sostanziale nulla di fatto. Nessun accordo o tregua, soltanto le classiche parole di facciata che sembrano celare uno stallo profondo.

A lasciarlo intendere, infatti, è stato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, che ha definito il vertice “costruttivo e stimolante”, salvo poi aggiungere, come riporta l’agenzia Tass, che “il lavoro in corso è complesso, multilivello e scandito per fasi”, le quali richiederanno almeno altre sei settimane di trattative. Basterebbe questo per comprendere il flop, malgrado Donald Trump, prima del summit, avesse ribadito di credere che “a breve avremo buone notizie”. Ma sfortunatamente c’è di più.

La pace può attendere, per la Russia necessarie almeno altre sei settimane di negoziati

Al termine di questo ennesimo round negoziale, il secondo ad Abu Dhabi, le parti hanno concordato di “continuare il dialogo”, anche se non è stata fissata alcuna data per il prossimo incontro. Insomma, per la pace c’è ancora da attendere. E di certo non aiuta la situazione sul campo di battaglia, dove la Russia continua a colpire le infrastrutture civili e ad avanzare nel Donbass, né la posizione morbida degli Stati Uniti, che avrebbero le carte in regola per spingere il Cremlino ad addolcire le proprie posizioni.

Una dinamica già vista e che è stata ribadita dal segretario al Tesoro di Washington, Scott Bessent, tornato a paventare nuove sanzioni contro la Russia, salvo precisare che queste sono ancora in fase di valutazione e dipenderanno dall’andamento dei colloqui. Sanzioni che, secondo la stampa statunitense, potrebbero prendere di mira la cosiddetta “flotta ombra” russa, quella che tiene in vita l’export energetico aggirando i divieti e permette a Mosca di finanziare la guerra.

La polemica Ue-Russia

Quel che è certo è che sul tavolo negoziale restano enormi le distanze tra le parti. La delegazione russa, infatti, non arretra di un passo dalle proprie richieste, ossia le cessioni territoriali – incluso l’intero Donbass – e numerosi paletti alle garanzie di sicurezza che l’Occidente dovrebbe fornire a Kiev. Dal canto suo, l’Ucraina continua a chiedere una soluzione di compromesso che costituisca “una pace giusta” e impedisca una futura ripresa delle ostilità da parte della Russia.

Proprio sulle garanzie da fornire a Volodymyr Zelensky si starebbe muovendo l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, con il presidente di turno, Ignazio Cassis, secondo cui l’OSCE “è pronta a monitorare un eventuale cessate il fuoco e a gestire l’ultimo miglio del processo di pace”. Peccato che questa ipotesi sia già stata bocciata dalla Russia, con il ministro degli Esteri Sergey Lavrov che non ha usato mezze misure, sostenendo che in questo modo l’OSCE sarebbe “a rischio autodistruzione”.

L’attentato di Mosca e le accuse di Lavrov a Zelensky

Come se non bastasse, a rendere ancora più incandescente la situazione ci si è messo il tentato attentato di ieri a Mosca ai danni di Vladimir Alekseyev, già vice capo della Direzione principale dello Stato maggiore, l’ex GRU, che sarebbe rimasto gravemente ferito. Stando a quanto trapela, l’alto dirigente dell’esercito russo stava uscendo dal proprio appartamento quando è stato raggiunto da diversi colpi di pistola esplosi da un killer, riuscito poi a far perdere le proprie tracce.

Un caso spinoso, sul quale è già stata aperta un’indagine dalle autorità russe, che arriva proprio nel bel mezzo dei negoziati di pace e che, com’è facilmente intuibile, rischia di far deragliare le trattative. A dirlo molto chiaramente è lo stesso Lavrov che, mentre le indagini sono ancora in corso e si guardano numerose piste – inclusa quella del terrorismo interno – ha colto la palla al balzo per accusare Kiev di aver organizzato l’attentato.

“Questo atto ancora una volta ha confermato la determinazione del regime di Zelensky nel provocare continuamente, con l’obiettivo di far saltare il processo negoziale”, ha affermato il fedelissimo di Vladimir Putin, promettendo poi, con parole che hanno il sapore della minaccia, che questo brutale tentato omicidio “non resterà impunito”.