Un “testo meno ambizioso rispetto alla proposta iniziale della Commissione”, ma comunque un “passaggio fondamentale per l’Europa intera e i Paesi membri”. Così il presidente dell’Autorità anticorruzione (Anac), Giuseppe Busìa, ha salutato il voto del Parlamento europeo sulla direttiva che stabilisce le fattispecie dei casi di corruzione che devono essere qualificate come reati dai paesi europei e che, in particolare per il nostro Paese, impone il ripristino del reato di abuso d’ufficio, abolito 18 mesi fa dal ministro Carlo Nordio.
Una direttiva da recepire subito “per colmare i vuoti di tutela che si sono creati”
“Sappiamo che, purtroppo, negli ultimi anni la normativa italiana per combattere e prevenire la corruzione ha fatto segnare diversi arretramenti”, ha sottolineato Busìa, “speriamo che il rapido recepimento della direttiva sia l’occasione per colmare fin da subito alcuni dei vuoti di tutela che si sono aperti con l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, così da rafforzare la fiducia dei cittadini verso le istituzioni pubbliche e quindi di migliorare la qualità della nostra democrazia”.
“Un passaggio fondamentale per l’Europa intera”
Per il capo dell’Anac, “il via libera a stragrande maggioranza del Parlamento europeo della direttiva Ue anticorruzione costituisce un passaggio fondamentale per l’Europa intera e i Paesi membri. In una materia tanto essenziale per la tutela dello stato di diritto e per lo sviluppo economico, fissa finalmente standard comuni e soprattutto scongiura il rischio, tutt’altro che teorico, di passi indietro da parte di singoli paesi membri”.
Si tratta, precisa ancora il presidente Anac, “di un testo meno ambizioso rispetto alla proposta iniziale della Commissione, ma rappresenta un caposaldo di ciò che l’Europa vuole essere e di come si vuole presentare di fronte al mondo, divenendo anche uno strumento per attrarre investimenti internazionali da parte dei grandi gruppi che giustamente richiedono di muoversi in ambienti economici trasparenti e liberi da condizionamenti impropri”.
Cosa prevede la direttiva
“Questa direttiva”, aggiunge ancora Busìa, “è molto importante perché colmerà le lacune nell’applicazione delle norme, in particolare nei casi transfrontalieri, modernizzando le regole, allineando le definizioni giuridiche e introducendo livelli comuni di sanzioni. Vengono stabilite a livello europeo le fattispecie di corruzione che devono essere qualificate come reati dai paesi Ue, tra cui corruzione nel settore pubblico e in quello privato, appropriazione indebita, ostruzione della giustizia, traffico di influenze, esercizio illecito di funzioni, arricchimento illecito legato alla corruzione, occultamento e corruzione nel settore privato, armonizzandone le sanzioni”.
“Oggi – conclude – noi presiediamo l’European Network for Public Ethics, la rete delle Autorità dei Paesi membri che si occupano di etica pubblica ed il voto di oggi costituisce anche un successo per tale organizzazione, che fin da subito ha posto al centro della propria azione l’interlocuzione con le istituzioni europee proprio per spingere verso l’approvazione di regole comuni, quali quelle che adesso arrivano dalla direttiva. Auspichiamo ora che quanto prima si arrivi alla conclusione dell’iter, con il voto del Consiglio”. E buona pace del ministro Nordio…