Acque agitate sui conti pubblici

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Dalla Redazione

Quello sulla flessibilità dei parametri europei da rispettare è diventato ormai un tormentone. E mentre arrivano dati sempre più allarmanti per i conti pubblici italiani da Palazzo Chigi si sono affrettati a ribadire che riusciremo a rispettare il vincolo del 3%, come più volte ribadito da Matteo Renzi. E senza aumentare la pressione fiscale. A rivelarlo fonti di Palazzo Chigi, le stesse che fanno sapere che non esiste alcun problema Italia in Europa, ma esiste un problema dell’eurozona. Ma ciò che viene emerge dai corridoi di Palazzo Chigi è che non è in corso alcuna trattativa con l’Europa e nessun piano taglia debito. Smentite così tante ricostruzioni di stampa di questi giorni che, nelle forme più differenti a seconda dei casi, chi di una trattativa segreta chi pubblica.

Ma la nota diffusa da Palazzo Chigi fa discutere. E arriva nello stesso giorno in cui la Cgia di Mestre diffonde i dati sulla pressione fiscale aumentata di oltre 12 punti percentuale dal 1980 a oggi. Uno studio che bacchetta duramente l’operato politico di questi anni con ostacoli spesso insormontabili per le imprese. “’La nota è surreale per due ragioni”, ammonisce Daniele Capezzone di Forza Italia nonché presidente della Commissione Finanze della Camera, “La prima è che il Governo si impicca ancora al 3%. La seconda è riferita alle attuali tasse che sono già altissime (e appena aumentate da Renzi su casa e risparmio)! Mancherebbe solo che l’Esecutivo volesse ancora aumentarle: invece dovrebbe abbassarle”. Molto critica anche la Lega con il segretario Matteo Salvini molto critico nei confronti del premier: “”Renzi dice che rispetterà i vincoli europei del 3%. O ci è o ci fa”, scrive su Facebook Salvini, “l’unico modo per uscire dalla crisi è fregarsene dei vincoli europei, riprendere il controllo della moneta, dell’economia, dell’agricoltura e del commercio e difendere le nostre aziende e i nostri prodotti. Non abbiamo niente da imparare da nessuno.

Ma in Europa non è che i conti pubblici francesi e tedeschi se la passino tanto meglio.E per questo Renzi intende fare perno sul rischio crisi che sfiora tutti i paesi dell’Eurozona per sperare di ridefinire complessivamente la valutazione dei conti dei singoli Paesi. Da Roma si spera nella rinegoziare dell’intera architettura dei conti pubblici europei con la nuova commissione, che si insedierà dopo il varo della legge di stabilità. Le ipotesi in campo sono le più disparate. In cantiere c’è una manovra da 16 miliardi di tagli alla spesa pubblica. Anche se in molti continuano a credere che non basterà. Allo stesso tempo nuove tasse non farebbero altro che deprimere la ripresa e allontanare gli investimenti, in primis quelli stranieri, per arrivare ad assunzioni e a nuove infrastrutture.

Mai chiuso il capitolo pensioni. A via XX settembre il dibattito è stato appena avviato e il lavoro dello staff del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, prosegue senza sosta. Resta in piedi la possibile rivisitazione delle pensioni d’oro. Con Padoan e Poletti che stanno studiando un taglio della pensione a tutti coloro che percepiscono un assegno calcolato attraverso il sistema retributivo superiore a una certa soglia. Su questo argomento, però, prevale la prudenza. Ma già si è alzato il grido di protesta. Dai sindacati ai partiti d’opposizione.