Addio all’Agenzia delle droghe. La Raggi chiude un altro carrozzone. Delibera per bloccare l’ennesimo stipendificio. L’assessore Mammì: nessun lavoratore perderà il posto

di Francesco Carta
Politica Roma

Agenzia sulle tossicodipendenze addio. Dopo 22 anni, a Roma chiude un altro carrozzone. Con una proposta di delibera, che sarà sottoposta all’Assemblea capitolina, la Giunta guidata da Virginia Raggi ha deciso di metterla in liquidazione. Al testo, elaborato dall’assessorato alla Persona, alla Scuola e Comunità solidale insieme a quello alle Società partecipate, si è arrivati tenendo conto dell’indirizzo espresso da “varie amministrazioni” sul destino dell’agenzia. Ultimo in ordine di tempo, ha spiegato l’assessore di Roma Capitale, Veronica Mammì, quello “arrivato con la mozione del 7 maggio 2019 con cui l’Assemblea ha impegnato la sindaca e la giunta per una deliberazione per la liquidazione dell’agenzia”.

DIAMOCI UN TAGLIO. Ma cosa cambierà con la soppressione dell’organismo sulle tossicodipendenze? “La liquidazione non comporterà un reale cambiamento – ha chiarito l’assessore -. Internalizzeremo il servizio, i dipendenti saranno tutelati e garantiti, in quanto dipendenti comunali, rimarrà il servizio nella tenuta azienda agricola Città della Pieve”, che realizza progetti per il reinserimento sociale degli ex tossicodipendenti. Una decisione tutta politica, accusa l’attuale commissario dell’agenzia, Antonio Martini, insediato ai tempi del sindaco Marino.

“L’Agenzia avrebbe potuto continuare a svolgere il suo compito in maniera efficiente se l’organico fosse stato implementato, soprattutto di un dg, che manca, ruolo che io svolgo in via di supplenza – ha spiegato -. Si poteva anche portare avanti un progetto perché l’agenzia sulla materia ha competenze specifiche e ha dimostrato di essere in grado di gestire in maniera efficiente le risorse che ha avuto e le iniziative di prevenzione di cui è titolare. L’Agenzia in questo momento storico ha solo un contratto di appalto attivo con la comunità Don Picchi, che va a gonfie vele, è riuscita a passare da un patrimonio negativo del 2014 a uno positivo di 3,5 mln e ha un utile di gestione di 500mila euro – ha concluso il commissario -. Questo è stato possibile con il ricalcolo dei residui passivi e attraverso cause pendenti andate positivamente per l’amministrazione”.

DAL PASSATO AL FUTURO. L’Agenzia ha beneficiato di un finanziamento dalla Regione Lazio di 2,5 milioni per progetti di prevenzione. “Ma siccome la dotazione organica è costituita dal commissario e da quattro dipendenti di categoria C, questi otto progetti non li ho potuti mai eseguire in assenza di una struttura minima – ha concluso Martini -. Questo è stato rappresentato a chi di dovere ma è rimasto inascoltato”. E adesso, che ne sarà di questi soldi e come saranno impiegati? A spiegarlo è proprio l’assessore Mammì: “I fondi residui che abbiamo a disposizione pensavamo di destinarli in parte per fare interventi di contrasto alle dipendenze in ambito capitolino, un’altra parte stiamo ragionando sulla possibilità di destinarli ai Municipi e quindi creare, in collaborazione con i SerT, piccoli progetti calati in maniera mirata sui vari territori di Roma. Ho proposto i SerT perché sono un’istituzione pubblica come noi e intercettano il bisogno prima e meglio di noi”.

La gestione del servizio verrà messa a bando e affidata ad associazioni, cooperative o altri enti specializzati sul tema delle dipendenze che ad oggi si estendono su varie tematiche. “Dalla dipendenza da internet, alcol, gioco e droghe – conclude la Mammì -. Poi, in base ai territori e all’incidenza delle dipendenze, saranno sviluppati progetti specifici”.