Addio agli elicotteri italiani

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di Carola Olmi

Adesso la speranza sta nell’arbitrato internazionale. Ma è una speranza tenue, perché gli indiani hanno dimostrato di avere il coltello dalla parte del manico e di saperlo usare bene con l’Italia. Messi agli arresti due soldati del nostro esercito – caso unico al mondo e contrario ai più elementari principi diplomatici, adesso Nuova Delhi assesta il secondo colpo, annullando il contratto con la controllata di Finmeccanica AgustaWestland per l’acquisto di 12 elicotteri, finito al centro di uno scandalo per corruzione. La notizia, appresa in Italia solo dopo la pubblicazione di un’agenzia di stampa indiana, ha scatenato la prima polemica politica dell’anno. India – Italia 2 a 0 è più di una sconfitta sul terreno dei principi e degli affari: è la prova provata di quanto siamo diventati irrilevanti nello scenario mondiale, di come una politica estera fragile stia vanificando gli sforzi e i sacrifici, anche in termini di vite umane, delle numerose missioni di pace in cui siamo stati e siamo tutt’ora coinvolti, da una parte all’altra del pianeta.

La concorrenza festeggia
Citando una fonte del Ministero della Difesa indiano dopo una riunione tra il ministro della Difesa e il Primo Ministro, l’agenzia locale Pti ha dunque svelato la decisione di annullare il contratto, del valore di 560 milioni di euro, presa dal ministro della difesa indiano A. K. Antony e dal primo ministro Manmohan Singh. Notizie di stampa sulla cancellazione della commessa erano circolate già un mese e mezzo fa, ma l’India aveva fatto sapere che avrebbe preso una decisione entro la fine di novembre. Il contratto, intanto, era stato sospeso dalle autorità indiane, che avevano avuto buon gioco dopo l’apertura in Italia dell’inchiesta giudiziaria su questa commessa. Inchiesta che aveva rapidamente portato alle dimissioni dell’ex numero uno del gruppo aerospaziale Giuseppe Orsi. Nell’ottobre scorso AgustaWestland aveva deciso di cautelarsi e di ricorrere all’arbitrato internazionale. A cosa porterà però è difficile prevederlo. Anche perché mentre in Italia si dibatte su ipotetiche tangenti versate al governo o ad emissari indiani per favorire la commessa militare, i concorrenti della partecipata di Finmeccanica si sono già fatti avanti con i loro prodotti. Ed è da ingenui non pensare che non abbiano usato tutti i mezzi possibili per aggiudicarsi una commessa da mezzo miliardo.

Zone d’ombra
In un mercato – quello delle forniture militari – zeppo di zone d’ombra, di intermediari e faccendieri, ieri il governo indiano ha così confermato le anticipazioni di stampa con un comunicato ufficiale. L’India – è scritto nel testo – ha cancellato con effetto immediato l’accordo firmato con AgustaWestland International (Awil) l’8 febbraio 2010 per la fornitura di 12 elicotteri Vvip/Vip con la motivazione della trasgressione del Patto precontrattuale di integrità (Pcip) e dell’Accordo stesso con Awil. Suffragato dall’opinione ricevuta in precedenza dalla Procura generale dell’India – prosegue il testo – il governo ha espresso l’opinione che le questioni legate all’integrità delle parti non siano soggette ad arbitrato». «Comunque – si dice infine – Awil ha a suo tempo spinto per un arbitrato e designato un arbitro per la sua parte. Il ministero della Difesa ha nuovamente consultato il Procuratore generale. Nella prospettiva di salvaguardare gli interessi del governo, il ministero della Difesa ha nominato l’ex giudice della Corte suprema B.P. Jeevan Reddy come arbitro per la sua parte.

Carte bollate
Esattamente come spiegato dal governo indiano, AgustaWestland aveva in effetti annunciato il 20 novembre scorso di aver nominato come suo arbitro l’ex giudice della Corte Suprema ed ex presidente dell’Alta Corte del Kerala, B.N. Srikrishna. Persona che la società ricorrente partecipata da Finmeccanica aveva precisato in un comunicato dell’epoca essere “un giurista molto conosciuto di esperienza e reputazione impeccabili”. La parola adesso passa alle carte bollate. Mentre i rapporti internazionali si fannos empre più tesi. E i nostri marò restano ostaggio .