Addio al Senatore, torna in campo il vecchio Silvio. La melina è finita. Votata la decadenza

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Angelo Perfetti

Era già tutto previsto. La colonna sonora della riunione della Giunta per le autorizzazioni richiama alla mente una canzone del 1973 di Cocciante. Abbiamo assistito ai veleni tra partiti, agli escamotage per rinviare la discussione, alle aperture (poche) e chiusure (tante) in un immaginario dibattito che in realtà non si è mai aperto. E alla fine è arrivato il verdetto che si conosceva dall’inizio: sì della Giunta alla decadenza di Berlusconi. Bocciata con 15 voti la relazione Augello. Pdl, di Gal e della Lega avevano abbandonato l’aula non in segno di protesta ma – hanno detto – per il fatto che erano trapelate già anticipazioni sul voto. Ma c’è anche un calcolo tecnico per capire il perché di alcune scelte: il fatto che il relatore Andrea Augello sia rimasto, unico del Pdl, a votare a favore della sua stessa relazione consentirà di fatto che si possa svolgere l’udienza pubblica, prevista tra una decina di giorni. Secondo il regolamento del Senato, infatti, se ci fosse stata l’unanimità sul voto contrario alla relazione, non sarebbe stata necessaria convocare l’udienza pubblica nella quale Berlusconi, insieme ai suoi legali, potrà difendersi. E poi ci sarà comunque il voto segreto in aulaper far diventare effettiva la decadenza.

Il rammarico di Stefàno
Il presidente Stefàno si è detto “rammaricato” per la decisione del centrodestra di abbandonare la seduta. Ed ha spiegato di aver deciso di nominare se stesso come nuovo relatore per “continuare su un percorso istituzionale e per quanto possibile scevro da condizionamenti e appartenenze politiche. Il mio prossimo passo sarà di recarmi domani dal presidente del Senato Grasso perché il calendario della seduta pubblica va concordato. In Giunta si è ricompattato il vecchio centrodestra, con la Lega, che è all’opposizione, unita nel voto con il Pdl e con il gruppo satellite Gal. “Abbiamo toccato con mano l’atteggiamento pregiudiziale del Pd, quando ha negato la natura giurisdizionale della Giunta”, ha commentato Giacomo Caliendo (Pdl), ex sottosegretario alla Giustizia. Secondo il capogruppo azzurro Nico D’Ascola si è trattato di un “giudizio precostituito” che ha spinto il suo schieramento a considerare “poco dignitoso” partecipare a una “riunione inutile” per un “giudizio precostituito”.

Pressioni intollerabili
Il relatore uscente Augello, che ha spiegato di aver partecipato al voto perché aveva un “dovere istituzionale in qualità di relatore”, ha denunciato le “pressioni intollerabili” dall’esterno della Giunta, “quasi un ventiquattresimo giudice che ha costantemente condizionato i lavori. Nessuno – ha sostenuto – voleva fare un quarto grado di giudizio o trattare Berlusconi diversamente da ogni altro cittadino”. Il capogruppo del Pd in Giunta, Giuseppe Cucca, ha respinto l’accusa di un giudizio precostituito lanciata dal Pdl: “La decisione (della bocciatura della relazione Augello, ndr) è stata assunta – ha affermato – sulla base dei ragionamenti fatti nel corso del confronto. Dispiace che i colleghi del Pdl abbiano abbandonato i lavori”. Duro il giudizio del capogruppo M5S Mario Giarrusso: “Si è trattato – ha detto – di una grave mancanza di rispetto nei confronti delle istituzioni. C’era stato un dibattito molto tecnico e molto sereno, non ci aspettavamo questo gesto”. Polemico col Pdl anche Benedetto Della Vedova di Scelta civica: “Tutto si è svolto come doveva, nel rispetto delle regole. Ho votato la legge Severino un anno fa e non ho sentito allora nessun collega che dicesse che andava applicata solo per i reati commessi dopo la Befana del 2013”.

Le reazioni
Per Gasparri (Pdl), vicepresidente del Senato, “La Giunta del Senato sancisce il trionfo dell’illegalità. Si boccia la proposta Augello negando così il principio costituzionale della non retroattività delle leggi. Chi nega questo principio compie un reato e qualcuno potrebbe valutare adeguate iniziative legali per far sanzionare questa inaudita illegalita’”. Per Zanda (Pd) invece “le Istituzioni pubbliche non possono essere condizionate da piccoli interessi politici. Con questo voto la Giunta ha semplicemente affermato un principio sacrosanto: l’Italia vuole continuare a essere uno Stato di diritto nel quale le leggi si applicano allo stesso modo a tutti i cittadini. Voglio ringraziare i senatori del Pd componenti della Giunta.

Oggi summit a Palazzo Madama
Subito dopo il voto in Giunta per le Immunita’ del Senato il presidente Dario Stefano, ora anche relatore del caso Berlusconi, ha telefonato al numero uno di palazzo Madama Pietro Grasso. I due, infatti, dovranno decidere, in accordo tra loro, il timing della procedura da seguire. L’incontro è previsto per oggi in tarda mattinata.

La chiamata alle armi del Cav: Reagite, protestate, muovetevi

di Lapo Mazzei

E alla fine il gran giorno dell’intervento di Silvio Berlusconi è arrivato. Un video messaggio di 16 minuti, costruito con una scenografia minimalista. Nessun simbolo politico alle sue spalle, una libreria bianca e due foto famigliari: in una ha accanto i suoi figli, l’altra è con i due nipotini. Sui contenuti poche novità rispetto alle anticipazioni. Si parte dalle ricette per la ripresa economica, passando per il nodo cruciale della giustizia e della sua personale vicenda giudiziaria scandita a colpi di “io sono innocente”, per finire con l’occhio di bue su Forza Italia e la chiamata alle armi. Sul governo guidato da Enrico Letta nessuna parola, nessun riferimento, salvo quello all’attività dei ministri del Pdl che stanno lavorando sui temi economici, vero nodo attorno al quale si giocherà il futuro delle larghe intese.

Fiducia all’esecutivo
All’esecutivo, per ora, non staccherà la spina, ma nemmeno concede una cambiale in bianco. “I nostri ministri hanno già messo a punto le nostre proposte per fermare il bombardamento fiscale che sta mettendo in ginocchio le nostre famiglie e le nostre imprese”, afferma Berlusconi nel videomessaggio, “il peso dello Stato, delle tasse, della spesa pubblica, è eccessivo”. Difficile non vedere in questo passaggio un riferimento al probabile aumento dell’Iva e all’azione del ministro Fabrizio Saccomanni. Ma questo non è certo indice se il governo cade o resiste. Insomma la crisi resta un convitato di pietra, non un dato sul quale continuare ad esercitarsi. Certo il leader di Forza Italia evitati il riferimento alla caduta dell’esecutivo e al ritiro dei ministri per ragioni di calcolo e di convenienza politica, avendo chiesto agli elettori del Pdl di scendere in campo, di mobilitarsi per il capo, che non ha commesso nessun reato. Non è un’indicazione per una campagna elettorale, ma nemmeno un intervento neutro, essendo uscito a ridotto del voto del Senato. Per qualcuno è soltanto una sorta di delegittimazione violenta del parlamento e delle magistratura, per altri ancora una mozione degli affetti . “Reagite, protestate, fate qualcosa di grande”, ha detto Berlusconi sottolineando le parole con il tono della voce, rimarcando che la riforma della giustizia riguarda tutti.

Sventolio di bandiere
Insomma, più che un messaggio un esortazione, un invito alla rivolta civile sotto le bandiere di Forza Italia che risorge per riannodare un filo spezzato, tanto da definire il partito l’ultimo baluardo contro la catastrofe. Il problema è che l’intervento di Berlusconi sembra fare l’eco a quello del ’94, richiamandone i toni e gli aspetti emotivi, nella convinzione che occorra una ripartenza e non un patto nuovo con il Paese. L’unico elemento vero è l’amarezza del leader azzurro, frutto dalla sindrome di Craxi che, da tempo, ha afflitto l’ex presidente del Consiglio. Un’amarezza figlia della consapevolezza determinata dal voto del Senato e da ciò che l’azione parlamentare porta con se. Ed è questo, forse, il vero elemento chiave di questo video messaggio, sorta di spartiacque della politica italiana fra il prima e il post Berlusconi. ‘Io sarò sempre con voi decaduto o no, sarò con voi, anche fuori dal Parlamento” afferma il leader di Forza Italia, “non è un seggio che fa un leader o no. Si può fare politica anche fuori dal Parlamento”. Un’indicazione chiara, netta su quello che sarà il ruolo futuro del Cavaliere. “Vogliono togliermi di mezzo con un’aggressione scientifica”, sostiene l’ex presidente del Consiglio, “pianificata e violenta del loro braccio giudiziario visto che non sono stati capaci di farlo con gli strumenti della democrazia”. Difficile, arrivati a questo punto stabilire se abbiano vinto i falchi o le colombe, se non addirittura i governativi. Di sicuro quello visto in video è un Berlusconi che dice e non dice, che assolve se stesso e condanna la magistratura, che prova a concentrarsi sul presente prima di delineare il futuro. Che sarà sempre più problematico, come ammette lo stesso Sire di Arcore. Il quadro è cambiato, ma nessuno deve ancora arrendersi. “Forza Italia è l’ultima chiamata prima della catastrofe”, dice l’ex presidente del Consiglio, “sono qui per chiedere a voi di aprire gli occhi, di reagire, scendere in campo contro questa sinistra e l’uso della giustizia ai fini della lotta politica”.
Nel frattempo c’è solo da capire se Berlusconi, questo Berlusconi, sia alla fine di un percorso o se si tratti dell’inizio di una fase nuova fatta di guerriglia e non più di grandi slanci e prese della Bastiglia. Il futuro, in fondo, non può essere il passato.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Adesso basta errori sul virus

Cantano vittoria come se avessero ottenuto chissà cosa, ma l’Italia che comincia a riaprire dal 26 aprile non è un successo delle destre. Con le solite balle a uso elettorale, Salvini & company da ieri stanno ingolfando i social per intestarsi il ritorno alla normalità

Continua »
TV E MEDIA