Dopo la sentenza della Consulta per lo Stato recuperare le pensioni diventa una vera e propria lotteria

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I nostri conti pubblici possono sopportare una spesa imprevista stimata tra gli 11 e i 13 miliardi, quanto serve per restituire l’indicizzazione delle pensioni bloccata nel 2011 dall’allora governo Monti? No che questa spesa non è sostenibile, a meno che non si ricorra a una manovra finanziaria straordinaria che però al momento il ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan esclude seccamente. Senza dirci dunque dove troveranno i quattrini, lo stesso Padoan per ora parla di necessità di rispettare la sentenza della Consulta (cioè pagare) senza creare un impatto insostenibile sulla spesa. Affermazione che svela come al ministero dell’Economia non sanno davvero che pesci prendere. A levare le castagne dal fuoco ecco che arriva allora il numero due dello stesso ministero, il sottosegretario (e pressoché ignoto leader di quel che resta di Scelta Civica) Enrico Zanetti, secondo cui è impossibile restituire a tutti l’indicizzazione delle pensioni. Anzi, aggiunge, “per quelle più alte sarebbe immorale e il governo deve dirlo forte. Occorre farlo per le fasce più basse”. Frasi che inevitabilmente aprono un caso all’interno del governo.

IL CASO
Seppure l’opinione di Zanetti sia espressa a titolo personale, una soluzione come quella prospettata rischia infatti di spaccare l’esecutivo. Se dentro il governo c’è chi sta ipotizzando ogni strada possibile per non rimborsare nessuna delle pensioni toccate dalla sentenza della Consulta (scelta che sarebbe compatibile con la sentenza della Corte stessa, a voler leggere quanto sta scritto nero su bianco la decisione della Corte costituzionale è chiara: il blocco dell’adeguamento all’inflazione delle pensioni lorde di importo superiore a tre volte il minimo previsto dall’Inps (1.443 euro) è incostituzionale. E pazienza se fino a ieri l’ex premier Mario Monti ha ricordato che quel blocco era indispensabile per salvare i conti pubblici in un momento di gravissima crisi sui mercati finanziari internazionali. Tesi alla quale si aggiunge l’evidente tutela costituzionale che la Corte non può negare rispetto all’esigenza di salvaguardare il bilancio dello Stato, rispettandone i vincoli inseriti pure questi esplicitamente nella Carta.

LE STIME
Secondo uno studio della Uil, applicando la sentenza il rimborso per una pensione che nel 2011 era di 1500 euro lordi, quindi appena superiore alle tre volte il minimo, dovrà partire da 2.540 euro per i due anni di blocco (2012 e 2013) e per gli effetti che questi hanno avuto sul 2014. La rivalutazione calcolata è di circa 85 euro al mese. Somme costerebbero appunto fino a 13 miliardi di euro, anche se la Cgia di Mestre arriva a stimare un peso di 16,6 miliardi. Soldi che sindacati e consumatori già chiedono all’Inps di versare. Ad aprire il portafogli però l’istituto non ci pensa proprio. L’esborso è chiaramente insostenibile e pertanto dovrà essere trovata una soluzione economica o politica. Zanetti allora la butta lì con la storia del pagamento “immorale”. I pensionati e la Consulta non gradiranno. Ma se i soldi non ci sono non si possono inventare.