Gli accordi commerciali su aerospazio e nucleare per miliardi di euro chiusi tra il presidente francesce Emmanuel Macron e quello cinese Xi Jinping, dopo settimane di proteste per le intese sulla nostra Via della Seta, ci insegnano una lezione: se un giorno lโEuropa si autodistruggerร , sarร a causa dellโinvidia degli Stati europei gli uni per gli altri. Lโaereo di Jinping doveva ancora sbarcare a Roma quando gli europei (compresi i 13 Paesi che hanno giร firmato un simile memorandum con la Cina) hanno improvvisamente scoperto che โla Cina รจ un avversario sistemico dellโEuropaโ. Il messaggio era diretto allโItalia.
Da ventโanni gli europei sgomitano lโuno contro lโaltro per fare affari con la Cina. E tutti sapevano che la Cina non garantisce la reciprocitร ; che nessuna azienda straniera poteva lavorare in Cina se non aveva un socio di maggioranza cinese; che le aziende miste straniere-cinesi erano obbligate a trasmettere il loro know-how ai soci cinesi; che i tribunali cinesi non condannavano i contraffattori di automobili simil-Mercedes, simil-Ferrari, o di abiti simil-Armani, simil-Versace.
Tutti sapevano che le merci a basso contenuto tecnologico avrebbero inondato lโEuropa e avrebbero devastato settori di preminenza italiana, come il tessile e il calzaturiero, ma non solo. Provate a cercare un paio di calzini economici, un pettine, un cacciavite, una torcia elettrica o un telo per lโautomobile: troverete solo prodotti made in China.
Le produzioni italiane nellโoggettistica a basso costo sono scomparse: le nostre aziende non hanno retto allo tsunami cinese neppure dislocando. Unโazienda che conosco, che fabbricava sacchetti di stoffa per le scarpe di marchi come Todโs e Churchโs, ha dislocato via via in Albania, in Bulgaria, in Montenegro. Ma alla fine ha dovuto chiudere. Nel tessile di fascia bassa oggi resistono solo poche ditte che producono in Bangladesh. Ma fino a quando?
Eppure, gli europei sono stati i piรน attivi nel 2001 a chiedere che la Cina fosse ammessa nel WTO, lโOrganizzazione mondiale dei commerci. E per ventโanni le aziende europee e americane hanno sgomitato per vendere la loro merce a Pechino: grano, servizi informatici, automobili. Tutti hanno accettato condizioni capestro, censure, controlli antidemocratici (chiedere a Google). Per ventโanni lโUnione europea non si รจ accorta di nulla. Poi, dโimprovviso, in un tiepido pomeriggio di marzo, mentre lโaereo di Xi Jinping scende su Roma, gli europei levano un grido: โLa Cina รจ un competitore sistemico dellโEuropa!โ E lascia esterrefatti che Salvini tenga bordone allโUe, prendendo le distanze dal memorandum voluto dal M5S.
La sceneggiata potrebbe replicarsi con lโIndia. Lโaltro giorno, incuriosito, sono entrato in un negozio di scarpe e ho chiesto come mai potessero vendere prodotti di vera pelle a prezzi cosรฌ bassi. โSono fatte in India, dottรฒโ mi ha risposto il negoziante.
Anche con lโIndia lโEuropa non si accorge di nulla. Ma il giorno in cui un governo italiano intraprendesse accordi con Nuova Delhi, scommetto che i nostri amici europei si sveglierebbero dโimprovviso: โLโIndia รจ un competitore sistemico dellโEuropa!โ La loro ipocrisia, per non dire il silenzio sugli accordi francesi in settori ben piรน strategici per la sicurezza di quelli firmati tra Roma e Pechino, รจ la riprova certa che il Governo italiano รจ sulla giusta strada. Forse un giorno lโEuropa morirร e sarร interrata in un sepolcro imbiancato.