La tragedia afghana a un passo dall’epilogo. I leader mondiali impotenti. E per il G20 non c’è fretta. Il vertice ci sarà a metà settembre. Ma a Kabul le violenze continuano

Afghanistan G20
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La perentorietà con cui il presidente americano Joe Biden (nella foto) ha deciso di smobilitare le truppe dall’Afghanistan a fine mese (leggi l’articolo), rispettando la deadline prefissata e l’ultimatum dei talebani (leggi l’articolo) nonostante le pressioni degli alleati europei per un una proroga necessaria alle operazioni di evacuazione, ha lasciato il premier britannico Boris Johnson che ha fortemente voluto il G7 straordinario (leggi l’articolo) – di cui detiene la presidenza di turno – col cerino in mano. E non solo lui.

Tant’è che il premier Mario Draghi ora punta tutte le sue fiches sul G20 a presidenza italiana coinvolgendo Paesi come la Russia, la Cina, l’Arabia Saudita, la Turchia e l’India per provare almeno in parte a venire a capo di una crisi che può davvero rappresentare una minaccia globale, con l’Afghanistan che dopo il ritiro delle truppe alleate, potrebbe diventare di nuovo focolaio del terrorismo internazionale. Senza dimenticare, ovviamente, il tema immigrazione.

A livello europeo ed internazionale si concretizzerà un approccio coordinato e comune? Finora – e Draghi ne è ben consapevole – sia a livello europeo, sia internazionale, non si è stati in grado di farlo. “Dobbiamo compiere sforzi enormi su questo – l’appello del premier agli alleati – L’Italia reindirizzerà le risorse che erano destinate alle forze militari afghane verso gli aiuti umanitari”.

UNA FOLLA TRADITA. Sono oltre 10mila i cittadini afghani ancora in attesa di essere evacuati dall’aeroporto di Kabul (leggi l’articolo) e, secondo i report internazionali, ben 300mila i civili in pericolo per aver collaborato con le missioni delle forze alleate. Un “terribile dramma umano”, lo ha definito ieri Angela Merkel, tirando le somme del fallimentare vertice G7. Né la cancelliera tedesca né l’ex premier e leader del M5S Giuseppe Conte, come ha precisato anche martedì al Meeting di Rimini (qui il video), intendono offrire una “legittimazione politica” al nuovo regime ma ritengono che la comunità internazionale debba continuare “a dialogare con i talebani” tornati al potere affinché vengano “preservati al massimo i cambiamenti realizzato negli ultimi 20 anni in Afghanistan”.

La cancelliera ha sottolineato che negli ultimi 20 anni in Afghanistan è stato dimezzato il tasso di mortalità infantile ed è sensibilmente aumentato l’accesso all’acqua potabile e all’energia elettrica per la popolazione”. Queste conquiste, insieme ai diritti delle donne e delle minoranze, vanno salvaguardate. Ma per farlo occorre trovare un compromesso coi talebani. Che oggi “sono la realtà”, una “realtà amara ma da affrontare”, ha chiosato la Merkel aggiungendo che la fine del “ponte aereo” con l’Afghanistan, confermata da Biden con la scadenza del 31 agosto, non significherà la fine degli sforzi internazionali per proteggere gli afghani.

Ma intanto continuano le violenze dei talebani sui civili che tentano di fuggire dal paese – a cui si aggiunge anche un rischio molto elevato di attentati di matrice terroristica da parte dell’Isis – e il G20, sul quale il governo italiano riporre tutte le speranze non si terrà prima di metà settembre. “Considerando i tempi di evacuazione dei militari, per portare fuori dall’Afghanistan i civili secondo me c’è tempo non oltre il 27 agosto (domani, ndr), forse anche meno”, ha dichiarati ieri a Sky Tg24 l’ambasciatore Stefano Pontecorvo, rappresentante civile della Nato in Afghanistan. Dopo, al momento, c’è solo una grande incognita e le promesse dei talebani. Va da sé che per chi non riuscirà a fuggire da Kabul l’inferno è appena cominciato.