Agenzia delle entrate, guerra totale per entrare

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di Carola Olmi

Cambiare verso all’Italia, premiare il merito, abbattere gli sprechi. Gli slogan di Renzi hanno fatto breccia nel Paese, ma a vedere il gran numero di nomine decise fin ora dal Governo, le promesse stentano a fare breccia nella realtà. Nelle grandi aziende di Stato non si erano mai visti tanti lobbisti paracadutati direttamente nei Cda. E anche in ruoli della pubblica amministrazione spesso si fa fatica a leggere una vera discontinuità col passato. Uno degli esempi più tangibili è il cambio della guardia all’Agenzia delle Entrate. Al timone del Fisco è appena andato via un dirigente discusso, ma certamente di valore, come Attilio Befera, andato a supervisionare le vicende fiscali dell’Eni. Oggi, a meno di un ennesimo rinvio, Palazzo Chigi dovrebbe nominare il successore, in teoria tenendo fede a quei principi di cui sopra. Obiettivi che però si legano pochissimo con le ipotesi che circolano in queste ore.

Le ipotesi
La più accreditata è quella di Marco Di Capua, attuale vide direttore vicario dell’Agenzia, che da quando è uscito Befera firma i suoi documenti con la qualifica di “Direttore vicario” (si può fare?). Di Capua, funzionario molto stimato da Befera, tanto da esserne il vero braccio destro, proviene dalla Guardia di Finanza di cui è un giovane pensionato. Può rappresentare la discontinuità col passato? Ecco allora emergere un’altra ipotesi, quella di Francesco Greco, il Pm di Milano che da anni si occupa in particolare di reati finanziari. Ancora una volta si tratterebbe però di portare all’Agenzia un nome esterno, dunque in contrasto col criterio di abbattere gli sprechi e di premiare il merito.

Risorse interne
Perché in realtà all’interno dell’amministrazione ci sarebbe già un vice direttore con tutte le carte in regola per subentrare a Befera. Tutte tranne una: il cognome. Si tratta infatti di Gabriella Alemanno, da molti anni dirigente e con l’esperienza che richiede il ruolo, avendo avuto in passato l’incarico di direttore dell’Agenzia del Territorio (poi accorpata in quella delle Entrate), con oltre diecimila dipendenti. La Alemanno, che ha avuto anche il merito dia avviare la complessa riforma del catasto, come è facile intuire è sorella dell’ex ministro e sindaco di Roma Gianni Alemanno. Dunque può avere chance di una giusta promozione? Se gli slogan del premier sono impegni e non parole vuote, in teoria sì, anche perché sarebbe un segnale fortissimo verso la stessa Agenzia riconoscere il lavoro di un funzionario interno e poi anche donna. In pratica però in questo Paese siamo ormai abituati a vedere un abisso tra il dire e il fare. Così, per motivi limitrofi, sembra avere poche possibilità anche Rossella Orlandi, altro nome circolato con insistenza. Orlandi, a differenza della Alemanno, è vicina al Pd e in particolare all’ex ministro Vincenzo Visco e all’ex numero uno dell’Agenzia, Massimo Romano. Dunque la componente apparentemente giusta, quella di D’Alema e Bersani un tempo più aderente al ministro del Tesoro, Pier Carlo Padoan. Quella componente oggi però è perdente nel partito, e in particolare il sottosegretario Graziano Delrio non sembra troppo propenso a rafforzare la sempre più flebile opposizione interna del suo stesso partito. Dunque poche possibilità pure per la Orlandi.

D’Alema boys
Un altro ex fedelissimo di Visco, d’altronde, Vieri Ceriani, si sta già occupando in prima persona della Delega fiscale, assorbendo persino le competenze del Vice ministro Luigi Casero, Ncd, a quanto si dice non particolarmente impegnato nell’occuparsi proprio della delega. Ai piani alti dei nostri uffici fiscali resta perciò sempre la stessa girandola di dirigenti, con frequenti casi di pensionati al lavoro o di pluripoltronati. L’ultimo caso è quello di un altro fedelissimo di Befera, Luigi Magistro, vice direttore all’Agenzia delle Dogane e del Monopoli, appena nominato anche presidente di Equitalia. La società (di cui parliamo più diffusamente nell’articolo della pagina accanto), 51% Agenzia delle Entrate e 49% Inps, conta tra l’altro una permanente situazione di spreco di risorse pubbliche, essendo strutturata in una struttura centrale e tre periferiche: Equitalia Nord, Equitalia Centro e Equitalia Sud. Ciascuna di queste quattro strutture – la centrale e le territoriali – ha un Cda con un presidente, un amministratore delegato e tre consiglieri di amministrazione. Un organigramma che Magistro, anche in questo caso un baby pensionato proveniente dalla Guardia di Finanza, dovrebbe semplificare. Sempre che lo voglia o che lo vogliano ai piani alti dove si decide tutto quello che accade all’Agenzia. Piani alti in cui formalmente abita il Governo, ma dove a guardare le vicende degli ultimi anni semba comandare ancora Befera o, in altra ipotesi, la Guardia di Finanza.