Al Paese serve il voto. Ma sul ritorno alle urne ora stanno frenando tutti. Così la marcia verso le elezioni rallenta

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

L’Italia è stata bloccata per mesi prima sul referendum del 4 dicembre e poi sulla sentenza della Consulta del 24 gennaio. Ma gli ottimisti che  speravano in uno sblocco della situazione e nelle elezioni immediate sono rimasti delusi. Perché nemmeno dopo il verdetto è finito l’impasse. Tutt’altro. Adesso si attendono le motivazioni dei giudici, per cui è necessaria qualche altra settimana. L’impasse sembra infinito e nel frattempo l’Unione europea continua a menar fendenti per imporre di nuovo l’austerità. Così, mentre al Paese servirebbe una svolta, i partiti allestiscono il solito teatrino: ognuno avanza un’idea di legge elettorale, senza cercare la disponibilità delle altre forze politiche. Anzi in questa maniera si ottiene l’effetto contrario: più proposte vengono messe sul tavolo, più aumenta la confusione nelle aule parlamentari. E gli italiani perdono ulteriormente la pazienza.

A tutta Corte – L’unico dato di fatto resta l’assenza di una vera iniziativa politica per trovare l’accordo sulla legge elettorale che sbloccherebbe le elezioni. Tanto da far immaginare che, per inerzia, si andrà al voto con il sistema scaturito dal verdetto della Corte costituzionale.  “Del resto tra Camera e Senato non c’è tanta differenza”, si ragiona nei corridoi del Transatlantico, forzando un po’ il concetto: a Palazzo Madama manca il premio di maggioranza. Il pantano produce la conseguenza di dare ossigeno all’esperienza, finora impalpabile, del Governo Gentiloni. Per carità, l’attuale numero uno di Palazzo Chigi sta cercando di calmare gli animi e ridurre le distanze tra i partiti. Ma questa è una fase di ordinaria amministrazione che il Paese non può concedersi, specie in un momento di cambiamento epocale. Basta osservare , tra le tante cose, quel che accade Oltreoceano (vedi pagine 2-3) con l’approdo di Donald Trump alla Casa Bianca.

Il debole Renzi – I rallentamenti sulla strada del voto sono un segnale della debolezza di Matteo Renzi: il leader del Partito democratico ha la necessità di votare prima possibile. Perché ogni giorno che passa la sua immagine è logorata dagli avversari esterni, ma ancora di più da quelli interni. Tanto che il Rottamatore ha avuto un contatto telefonico con uno dei leader della minoranza dem, l’ex capogruppo alla Camera Roberto Speranza, per cercare di ricucire un rapporto lacerato da mesi. Un gesto di umiltà sorprendente, visto lo stile tutt’altro che conciliante mostrato in passato, che consegna un quadro evidente: l’ex presidente del Consiglio fa fatica a governare il suo partito. E deve fare qualche passo indietro. Certo, non è detto che la sfida sia persa: a febbraio ci sarà la direzione nazionale del Pd che deciderà le sorti dell’Esecutivo. Ma dopo il fatal 4 dicembre, l’approccio è decisamente cambiato. E a destra cosa accade? Matteo Salvini sbraita, invocando il voto, con l’umore a mille grazie al modello di Trump che vorrebbe importare in Italia. Ma l’unica arma è quella di trovare una soluzione sulla legge elettorale. Proponendo un sistema in grado di mettere d’accordo una buona parte del Centrodestra.