Al Senato vietato parlare del Russia-gate. Casellati censura l’Aula. Nuova performance della presidente. Dopo i vitalizi e la scarsa trasparenza

di Carmine Gazzanni
Politica

“In quest’Aula non si parla di pettegolezzi giornalistici”. Per la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, gli audio pubblicati da Buzzfeed e che confermano le inchieste già realizzate da L’Espresso sui presunti finanziamenti occulti dalla Russia alla Lega di Matteo Salvini, sono soltanto “pettegolezzi”. Fa niente se si parla del primo partito in Italia, se il suo leader è nel frattempo ministro dell’Interno e vicepremier. E se, nella stessa giornata in cui la seconda carica dello Stato derubricava tutto a pettegolezzo, la Procura di Milano apriva un’inchiesta per corruzione internazionale. Non proprio quisquilie, insomma.

Ma d’altronde non c’è da sorprendersi: nel corso di quest’anno e poco più di legislatura la Casellati più e più volte si è contraddistinta per una gestione del Senato non proprio ottimale. Riavvolgiamo il nastro e torniamo indietro ad agosto 2018: da pochi mesi è partita la nuova legislatura e in Aula al Senato approda il decreto Milleproroghe. è il 6 di quel mese quando la presidente Casellati rivendica come i dem non abbiano più tempo di parola in Aula. “Non siamo a scuola“, attacca allora il senatore Mauro Laus; “Forse dovreste andarci”, la replica stizzita di madame Casellati.

PASSIONE PER LA SORDINA. Ma siamo solo all’antipasto. Passano poche settimane e la presidente decide di cambiare musica anche per quanto riguarda gli atti di sindacato ispettivo: le interrogazioni e le interpellanze degli onorevoli non possono più riguardare organi costituzionali coperti da guarentigie, Autorità indipendenti, organi sovranazionali e partiti politici. Insomma, se un senatore della Repubblica volesse chiedere informazioni riguardanti Consob, Csm, presidenza della Repubblica, ma pure Bce o Commissione europea, non può farlo. Che non si dica, però, che la Casellati non abbia fatto passi da gigante in nome della trasparenza.

Come raccontato da La Notizia pochi giorni fa, infatti, lo scorso 6 giugno il Consiglio di Presidenza ha approvato un regolamento ad hoc per l’accesso agli atti amministrativi. Al di là del ritardo rispetto ai tempi di approvazione della Camera (nove anni!), il gap è stato colmato. Ma con un piccolissimo particolare: scorrendo gli 11 articoli del regolamento sono soprattutto le limitazioni all’accesso agli atti a balzare agli occhi. Dai documenti coperti da segreto di Stato, ai pareri legali “acquisiti nel corso dell’attività amministrativa”; dai documenti contenenti informazioni “di carattere psico-attitudinale” nei concorsi, fino agli “atti normativi, amministrativi generali, di pianificazione e di programmazione”. In pratica, tutto ciò che riguarda la vita interna del Senato. E c’è di più: “con decreto del presidente del Senato della Repubblica […] possono essere individuate categorie di documenti sottratti all’accesso”. Insomma anche ciò che non è espressamente escluso dal regolamento può essere negato.

DI RINVIO IN RINVIO. Non poteva, infine, mancare la lunga querelle sui vitalizi, altro capitolo interessante dell’amministrazione Casellati. La delibera che taglia le pensioni è stata approvata con tre mesi di ritardo rispetto a quella varata da Roberto Fico alla Camera. Non solo. Anche i nuovi organi di giurisdizione interna sono stati nominati con notevole ritardo sulla tabella di marcia. Sarà stato ovviamente solo un caso, ma il cambio di guardia è avvenuto dopo che gli organi stessi hanno deciso sul ricorso che la Casellati ha presentato per il suo, di vitalizio: a ottobre 2018 la presidente vince la causa contro Palazzo Madama, che le aveva negato l’assegno mentre era consigliera al Csm.

Solo a febbraio 2019 si sono completate le nomine per gli organi interni del Senato. E chi ha scelto la presidente? Due fedelissimi di Forza Italia: presidente della Commissione contenziosa (che decide sui ricorsi contro Palazzo Madama) è Giacomo Caliendo; presidente del Consiglio di garanzia (una sorta di secondo grado della giustizia interna del Senato) è Luigi Vitali. E questi no, non sono “pettegolezzi”.