Albano Laziale in rivolta contro la discarica. Il Campidoglio ricorda che è il risultato dell’inerzia di Zingaretti. Manca il piano regionale chiesto dalla Raggi

Raggi Ziantoni Albano
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Polemiche e tensione ieri ad Albano Laziale, nel cuore dei Castelli Romani, per la riapertura della discarica. A riattivare il sito, chiuso cinque anni fa dopo l’incendio del tmb, ma che ha ancora una capienza di circa 84mila tonnellate, è stata con un’ordinanza la sindaca metropolitana Virginia Raggi (leggi l’articolo) e i primi camion con i rifiuti della capitale sono arrivati scortati.

I manifestanti erano un centinaio. A protestare anche il sindaco di Albano, il dem Massimiliano Borelli, insieme ad altri rappresentati politici e istituzionali. “La rabbia dei territori è comprensibile, ma è colpa della Regione”, ha scritto su Facebook l’assessore ai rifiuti di Roma, Katia Ziantoni (nella foto con la Raggi).

“Dopo più di dieci anni – ha aggiunto – la Regione Lazio non ha realizzato gli impianti necessari alla chiusura del ciclo dei rifiuti, un’inerzia che ha portato alla crisi dei rifiuti che stiamo vivendo. Per questo, oggi, dobbiamo utilizzare ciò che abbiamo e dobbiamo farlo in fretta, perché i cittadini di Roma non meritano di vivere con i rifiuti per strada”.

Il sindaco Borelli ha però annunciato che “la lotta continuerà nelle sedi legali”. E tutto “in attesa del 6 settembre, con il ricorso al Tar, attraverso i controlli e il monitoraggio costante e attento per la tutela del nostro territorio e della salute dei nostri concittadini”. La trattativa con le forze dell’ordine del resto è stata lunga, il primo camion carico di rifiuti è riuscito a entrare nella discarica solo dopo 4 ore e impedirne l’ingresso avrebbe portato ai manifestanti una denuncia.