Alberto Genovese, processo per violenza sessuale: chiesti 8 anni per l’imprenditore

Alberto Genovese sta scontando i domiciliari in una clinica di recupero per disintossicarsi e, intanto, il processo a suo carico prosegue.

Alberto Genovese sta scontando i domiciliari nel frattempo che il processo prosegue. I pm hanno chiesto per l’imprenditore 8 anni di reclusione così come le parti civili chiedono cospicue somme di risarcimento di danni.

Alberto Genovese, processo per violenza sessuale: chiesti 8 anni per l’imprenditore

Alberto Genovese, processo per violenza sessuale

L’imprenditore Alberto Genovese è accusato di aver violentato, dopo averle rese incoscienti con un mix di droghe, due giovanissime donne. Attualmente Genovese sta scontando i domiciliari in una struttura di recupero dalla tossicodipendenza, dopo aver trascorso i primi sei mesi nel carcere di San Vittore a Milano.

Nel processo,  gli avvocati di Genovese, Luigi Isolabella, Davide Ferrari e Stefano Solida portano avanti la tesi del vizio di mente e dell’incoscienza per aver assunto un abuso cronico di droghe. In un documento dei loro specialisti, si evidenzia come la capacità di intendere e di volere dell’imputato era “al momento dei fatti, quantomeno grandemente scemata”, dato che “l’alterazione cognitiva dovuta all’abuso” di stupefacenti gli avrebbe impedito di “discernere pienamente i confini tra il consenso iniziale” della diciottenne che subì abusi a Terrazza Sentimento e “il successivo venir meno del consenso”. Una condizione che non gli avrebbe permesso di “comprendere quando fosse il momento opportuno di fermarsi”.

I pm hanno chiesto 8 anni per l’imprenditore

Il procuratore aggiunto di Milano, Letizia Mannella, e i pm Rosaria Stagnaro e Paolo Filippini hanno chiesto una condanna a 8 anni di reclusione e a 80mila euro di multa per Genovese. I pm di Milano, durante la requisitoria, avevano parlato di un “quadro di devastazione e degrado umano” che avrebbe portato a richieste di condanne commisurate alla “gravità dei fatti“. Per i giudici Genovese era abituato a volere tutto ciò che desiderasse e non accettava rifiuti in una situazione di “aberrazioni condivise”, quello delle feste che avevano come tema l’uso di droga e il sesso anche estremo,  e secondo ancora i pm l’imprenditore ha superato “scientemente, consapevolmente il limite”, quello del consenso delle ragazze.

Mentre per le parti civili e in particolare il legale Luigi Liguori, che assiste la vittima all’epoca 18enne, i danni calcolati nei confronti della ragazza sono saliti da 1,5 milioni a quasi 2 milioni di euro. “Non può più fare la modella”, aveva già detto in passato, facendo riferimento a danni fisici e psichici.

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