Alfano fa la voce grossa. Alternativa popolare chiede un incontro con Gentiloni e minaccia la crisi di Governo

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Non si può ancora parlare di fibrillazione nella maggioranza, ma è qualcosa di molto vicino. Angelino Alfano ha infatti alzato la voce. “Noi abbiamo potuto governare finora perché un sacco di leggi venivano dal nostro programma. Se dobbiamo impiegare quest’anno a fare marcia indietro sulle riforme per andare dietro ‘alla sinistra da indietro tutta’, il governo non ci troverà” anche se “non apriremo la crisi domattina”, ha avvisato il ministro degli Esteri. “Gentiloni deve tenere un equilibrio di maggioranza. Adesso la sinistra Pd è diventata il megafono della Cgil. Se il governo è sotto ricatto della Cgil, noi non siamo ricattabili dalla Cgil”, ha concluso il numero uno della Farnesina.

Dello stesso tenore il giudizio dei gruppi di Alternativa popolare. “Siamo seriamente preoccupati di una deriva a sinistra dell’azione del governo”, ha affermato il capogruppo alla Camera, Maurizio Lupi. “Per questo io e la senatrice Laura Bianconi, capigruppo di Alternativa popolare alla Camera e al Senato, abbiamo chiesto un incontro urgente con il presidente del Consiglio, perché riteniamo necessario e inderogabile un confronto su alcuni temi dell’agenda politica quali i voucher, la manovra economica, la riforma della legittima difesa, il ruolo del servizio pubblico televisivo”, ha aggiunto Lupi, uno di quelli meno filogovernativi tra gli alfaniani.

Lupi, difatti, non ha mai dimenticato le dimissioni che è stato costretto a dare quando era ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Un trattamento ben diverso rispetto a quello riservato all’attuale ministro dello Sport, Luca Lotti. Per questo il presidente dei deputati di Ap è stato mandato in avanscoperta, anche se non ha evocato ancora decisione drastiche. Peraltro il colpo battuto è anche necessario ai fini della strategia politica: a giugno c’è il passaggio elettorale delle Amministrative, in cui Alfano ha la necessità di mostrare di conservare almeno i suoi voti. E soprattutto il ministro degli Esteri deve volgere lo sguardo al futuro: nel caso di un riavvicinamento a Silvio Berlusconi, non può accettare che il Governo Gentiloni continui ad agire ignorando gli alleati.