Alla Rai beati gli ultimi arrivati. Blitz di Picardi che potenzia la sua squadra alle relazioni istituzionali. Scattano vicedirezioni e promozioni di livello. Gli altri insorgono

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di Marco Castoro

Sta scatenando un putiferio il blitz che il responsabile della Direzione relazioni istituzionali e internazionali, Alessandro Picardi, ha messo in atto per la sua struttura in questo mese di agosto. In pratica la squadra dell’ultimo manager arrivato in Rai potrà contare su tutta una serie di nomine e promozioni di livello (queste ultime bloccate da anni a Viale Mazzini) che permetteranno al suo team di lavorare nel migliore dei modi. Ecco la struttura: direttore Alessandro Picardi; due vicedirettori Stefano Luppi (rapporti con la commissione di vigilanza, ministero comunicazioni e coordinamento contratto di servizio) e Alessandra Paradisi (relazioni internazionali). Poi: Armando Melchionna (relazioni con le autorità di garanzia, attività regolamentari e pluralismo politico), Gianluca De Matteis Tortora (relazioni istituzionali centrali e locali), Italia Meloni (coordinamento amministrazione), Paola Stramazzi (coordinamento manifestazioni ed eventi istituzionali).

La Mission della Boldrini
Tutto si può dire meno che il presidente della Camera, Laura Boldrini, sia una donna in grado sempre di stupire e con una particolare predisposizione per finire al centro delle attenzioni (e delle polemiche). Dopo il suo appoggio alla Rai contro il concorso Miss Italia, ecco che un’altra trasmissione tv la vede nella bagarre. Si tratta del reality Mission di Raiuno, che porta vip nei centri di accoglienza degli immigrati. La Boldrini, in qualità di portavoce dell’Unhcr (l’alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati) aveva collaborato con la Rai per ideare il programma, ammettendo che le era stato suggerito un format australiano in cui a essere coinvolte erano persone comuni e non certo vip. Un’operazione di sensibilizzazione, non un reality come invece dovrebbe essere. La palla ora ripassa alla Rai che dovrà far vedere le registrazioni al presidente della Vigilanza, il grillino Roberto Fico, sceso in campo dopo le interrogazioni parlamentari urgenti presentate sul caso.
Dalla tv di Stato fanno sapere che Mission, con i vip inviati nei campi profughi di Mali, Sud Sudan e Congo, andrà avanti e si farà. Niente stop, dunque, almeno per il momento. Finora sono state registrate due puntate, una con Michele Cucuzza e Barbara De Rossi, l’altra con Paola Barale ed Emanuele Filiberto. A Viale Mazzini sono convinti che: «Il servizio pubblico saprà muoversi nel rispetto della dignità delle persone, dei rifugiati e della sensibilità dell’opinione pubblica».

Per paura di Bonolis su Canale 5 l’Eredità di Conti torna in anticipo
Al Tg1 sono preoccupati. Temono settembre come il mese di una possibile rimonta di Canale 5 e del suo tiggì che da diverso tempo prende anche 7 punti di distacco nello share sul confronto delle 20. Mario Orfeo ha paura di qualche scherzetto da parte di Clemente Mimun, il quale si rinfrancherà del traino della nuova edizione di Avanti un altro! con Paolo Bonolis addirittura prima dell’autunno. Il preserale di successo del Biscione partirà lunedì 9 settembre, quindi ancora in estate, proprio per ridare smalto al Tg5 troppo spesso affondato dai preserali fatti di repliche dei quiz game di Gerry Scotti o dello stesso Bonolis. I timori di Orfeo partono da lontano. Al Tg1 si teme che la Vita in diretta, quest’anno affidata a Paola Perego e non più a Mara Venier, possa perdere colpi nei confronti di Pomeriggio 5, costringendo poi Carlo Conti a fare i miracoli per dare la linea al Tg1 ancora in vantaggio. Ma di fronte c’è pur sempre Bonolis. Comunque nonostante il buon successo di ascolti di Reazione a catena, i vertici di Raiuno hanno deciso di anticipare a metà settembre il ritorno dell’Eredità, 15 giorni prima del previsto.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Le nomine per tutte le stagioni

Evitando le buche più dure – vedi le parole gravissime del sottosegretario Durigon – Draghi si tiene buono il Parlamento fotocopiando senza il fuoco di sbarramento visto con Conte la stessa prudenza sulla pandemia del suo predecessore. Merito di una situazione sanitaria che migliora, ma

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