Alle urne ha vinto il Governo. Le folle vogliono riforme, non politici che abbaiano alla luna

di Paolo Di Mizio
Editoriale

I risultati di referendum e Regionali esprimono un giudizio inconfutabilmente positivo sull’operato del Governo e una vistoso scivolone del salvinismo. E forse parlare solo di scivolone non basta. Per quanto riguarda il Governo, i motivi dell’apprezzamento vanno cercati nella gestione dell’emergenza sanitaria, encomiabile se paragonata a quella di altri Paesi, e nei risultati conseguiti in Europa. L’Italia non solo non è più isolata com’era in precedenza, ma ha ottenuto il più gigantesco programma di aiuti dopo il piano Marshall alla fine dell’ultimo conflitto mondiale. Entrambi i meriti, sanitario ed europeo, vengono riconosciuti a Conte anche dai suoi non-estimatori.

La riprova che quello delle urne sia stato un giudizio sull’Esecutivo è anche nel fatto che tutti i leader e i commentatori del Centrodestra affermavano, prima del voto, che un esito negativo avrebbe rappresentato una bocciatura del Conte 2. Ergo, un esito positivo ne rappresenta una promozione. Ieri, mestamente (e velenosamente, in chiave antisalviniana), Il Giornale berlusconiano titolava: “La spallata è fallita”. Preannuncio di una resa dei conti nel Centrodestra. La parola “fallimento” serpeggia ovunque nelle analisi e nei commenti. Mi chiedo: quelli che fino a ieri dicevano che bisognava tornare alle urne perché questo Governo non rappresenta il Paese, che dicono adesso?

Il taglio al numero dei parlamentari, bandiera dei 5S, ha incassato un 70 a 30 che per i sostenitori del No (poteri forti e sottobosco politico) è uno schiaffo ancora più sonoro di quello appioppato a Renzi con il 60 a 40 nel referendum del 2016. Quanto alle Regioni, eccezion fatta per le Marche che fa storia a sé, le sconfitte della destra parlano chiaro. Perfino la conferma di Zaia in Veneto con una maggioranza bulgara non è una buona notizia per Salvini, notoriamente non in sintonia con il governatore serenissimo, mentre la Meloni giorno dopo giorno erode il primato del leader leghista nella coalizione. “Salvini ha finito di incantare le folle” osservata ieri il direttore di questo giornale nel suo articolo di fondo. E le folle vogliono riforme, non politici che abbaiano alla luna.