Alta tensione in Ucraina. Gli Usa pronti ad armare Kiev. Ma Putin fa finta di niente e gioca a fare il paciere

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Gli Stati Uniti sono pronti ad armare Kiev. L’amministrazione di Barack Obama, infatti, starebbe valutando nuovamente se fornire all’esercito di Kiev armi ed equipaggiamenti difensivi. Dal canto suo il presidente russo Vladimir Putin “chiede a tutte le parti coinvolte nel conflitto” nel sud est ucraino di “mettere fine urgentemente alle azioni militari e a qualsiasi altra manifestazione di violenza”. Inoltre, anche il comandante delle forze Nato in Europa, il generale Philip Breedlove, non avrebbe escluso l’eventualità di dare un appoggio militare. Otto ex alti funzionari americani pubblicheranno un rapporto che chiede a Washington di inviare a Kiev attrezzature militari per 3 miliardi di dollari, tra cui missili anti-carro e droni di sorveglianza. Il consigliere per la sicurezza nazionale, Susan Rice, sarebbe anche pronta a riconsiderare la sua posizione.
LA RICHIESTA
Angela Merkel invece è tornata a chiedere l’immediato cessate il fuoco nelle regioni orientali e separatiste ucraine, dopo l’ennesimo fallimento dei negoziati a Minsk. Non solo. Il cancelliere ha avvertito che la Germania non sosterrà Kiev inviando armi all’esercito regolare perché il conflitto non può essere risolto militarmente. Proprio per far fronte a questa ferita, la Merkel volerà da Obama il prossimo 9 febbraio. Dall’Est dell’Ucraina in fiamme arrivano notizie non meno preoccupanti. L’amministrazione separatista di Donetsk, capoluogo della autoproclamata repubblica popolare filorussa, ha annunciato la mobilitazione generale degli uomini atti alla leva: i secessionisti puntano così a mettere in campo fino a 100 mila miliziani nel giro di dieci giorni. Una spinta sul terreno che arriva nel momento in cui i filorussi, appoggiati da migliaia di soldati di Mosca, stanno cercando di aprire un corridoio di terra fra il Donbass e la Crimea annessa alla Russia l’anno scorso, spaccando di fatto in due l’Ucraina. In tutto questo, l’Europa sta a guardare. Le responsabilità politiche dell’Unione non sono indifferenti.
LE CONSULTAZIONI
I 28 si sono divisi fra di loro sul tipo di risposta da dare all’aggressione russa: atteggiamenti compiacenti nei confronti del Cremlino hanno portato al varo di sanzioni annacquate che, pur creando difficoltà all’economia russa, non sono state in grado di fungere da vero deterrente. Ed è mancata un’iniziativa politica forte che proponesse un regolamento a lungo termine della questione ucraina, in termini che lasciassero aperta la porta a una futura inclusione della Russia in una partnership rinnovata. Ormai la diplomazia sembra scavalcata dalle armi: e il rischio è la deflagrazione di un conflitto rispetto al quale la tragedia della Bosnia negli anni Novanta potrebbe apparire in retrospettiva una scaramuccia locale.
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di Gaetano Pedullà

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