Duecento afghani in salvo a Roma. Prosegue il ponte aereo umanitario. In Italia anche l’attivista Zahra Ahmadi e le ricercatrici della Fondazione Veronesi

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Altri 202 cittadini afghani, tra i quali l’attivista Zahra Ahmadi e le ricercatrici della Fondazione Veronesi, sono atterrati questa mattina a Fiumicino. A prelevarli da Kabul, ieri, erano stati due C130 dell’Aeronautica Militare (qui la nota della Difesa). Con l’arrivo odierno sono oltre 500 gli ex collaboratori e loro familiari trasferiti in Italia dall’Afghanistan nell’ambito dell’operazione umanitaria coordinata da Farnesina e Difesa.

“Farnesina continua il proprio impegno con operazioni di rimpatrio, rivolgendo un’attenzione speciale a chi ha collaborato per l’Italia e a chi è minacciato, come donne e giovani”, scrive su Twitter lo stesso ministero degli Esteri.

“Sto lasciando i miei amici e sto lasciando questo posto e la mia speranza è morta” aveva detto, nel corso di una telefonata a suo fratello Hamed, l’attivista afghana Ahmadi. “Io le ho detto ‘ti faremo rinascere qui in Italia la speranza’ – ha spiegato Hamed, Hamed, ristoratore di successo che vive da tempo in Italia -. Il mio dovere era mantenere il suo morale alto. So che oggi non potrò abbracciarla, ma Zhara prima della partenza era felice di tornare in Italia, ma triste per la situazione che lascia”.

“Da una parte sono felice – ha aggiunto il fratello Zahra Ahmadi -, dall’altro sono triste perché Zahra è una sola e, così come lei, ci sono 16 milioni di donne. Se poi aggiungiamo anche i bambini, il numero raddoppia. C’è una totale disperazione in Afghanistan. Oltre a donne e bambini ci sono tanti altri uomini che soffrono. Questo giorno, che coincide con l’arrivo di mia sorella, dovrebbe essere un giorno speciale per me ma non è così: una parte di me sta ballando, l’altra è in lutto”.

Afghanistan, Claudi: “Il nostro obiettivo è continuare a lavorare senza sosta e continueremo a farlo per portare avanti le operazioni di evacuazione”.

“In Afghanistan – ha detto al Tg3 il console italiano Tommaso Claudi in collegamento da Kabul – la situazione continua a essere estremamente grave. Si tratta di una grave crisi umanitaria. Naturalmente in questo contesto, le operazioni di tutela dei civili afghani in pericolo e la loro evacuazione rimane l’obiettivo primario, soprattutto per le categorie più a rischio come le donne e i bambini”.

“Il ponte aereo ha permesso sinora di evacuare diverse centinaia di persone – ha aggiunto il console italiano a Kabul -, connazionali, personale delle istituzioni italiane di nazionali afghana, il personale italiano di queste istituzioni ed elementi della società civile. Il nostro obiettivo è continuare a lavorare senza sosta e continueremo a farlo per portare avanti le operazioni di evacuazione”.